L'albero

Mi avete convinta, posso nascondermi, fingere, dissimulare, ignorarvi bellamente, care lucine natalizie, ma ho capito che anche quest’anno dovrò soccombere.

Chi legge il blog da un po’ sa che io non amo particolarmente le feste che incombono. Non è una questione religiosa, ma semplicemente un insieme di cose che me le fanno digerire quanto un’impepata di cozze a colazione.

In primis fa freddo e per me non c’è niente, a parte la birra, che possa darmi una piacevole sensazione ghiacciata. Vivo l’inverno come una parentesi troppo lunga da superare, forse in un’altra vita sono stata un animale tropicale, chissà. E poi quel senso di obbligo, che si accompagna male alla mia indole sempre in subbuglio quando si tratta di regole preconfezionate. Ma non fa niente, vi stupirò con effetti speciali e farò l’albero, come da tradizione l’8 dicembre. Lo so che voi secchioncelli l’avete già fatto, che l’arte dell’addobbo non ha segreti per voi, so anche che ci sono almeno sei o sette teorie di pensiero sul giorno in cui va riesumato l’albero di Natale dalla cantina polverosa.

Ieri per esempio ho scoperto in diretta radiofonica che in Puglia si fa a Santa Cecilia, il 22 novembre. Calcolando che le temperature in quel periodo erano quasi adatte all’iguana che c’è in me, immagino gli amici pugliesi in costume da bagno con i fili argentati e dorati in mano e i piedi ancora sporchi di sabbia.

Ne riparliamo la prossima settimana, foto alla mano.