Cronache dalla “Filadelfia Beer Week”

Una consegna dell'Hammer of Glory

Più o meno una settimana fa ero a Bruxelles a sorseggiare una saison a due passi dal Manneken Pis e dalla Grand Place. Ieri sera ero sì in un locale belga, solo che si trovava a Filadelfia e la birra in questione era una luppolatissima Ipa.

Ogni tanto penso che i miei amici abbiano ragione quando mi dicono che il mio, tutto sommato, non è propriamente un lavoro. D’accordo ma, come si dice, “qualcuno deve pur farlo”. E quindi eccomi qui, nella città di Benjamin Franklin e di Rocky Balboa, per seguire la Philly Beer Week ovvero una settimana di celebrazioni della birra in tutte le sue infinite varianti e, soprattutto, nella sua incredibile capacità di mettere insieme la gente più diversa e di farla stare bene insieme.

Questa, in effetti, è la cosa che mi appare più chiara dopo una prima giornata iniziata alla Philadelphia Brewing Co. e terminata con il sindaco che apriva a martellate, più o meno come si fa a Monaco per l’Oktoberfest, un fusto di birra. È quasi incredibile come questa città, molto europea per essere oltreoceano, sia coinvolta nella Beer Week. Circa 185 locali hanno dato la loro adesione alla manifestazione e si va da pub per motociclisti al Four Season Hotel passando per uno strip club. Il messaggio è: se hai una spina di birra e ci vuoi stare, sei dei nostri!

L’inaugurazione prende l’avvio la mattina con il simbolico passaggio di un enorme martello, l’Hammer of Glory, da locale a locale. Ogni volta il titolare del pub o della birreria che lo riceve apre un fusto di birra e dà inizio alla festa. Poi decide come muoversi verso la destinazione successiva. C’è gente vestita in maschera, chi si muove in bici, chi ha costruito e dotato di ruote una specie di Space Shuttle di cartone. Di solito una banda musicale lo segue fino al locale successivo dove viene consegnato l’Hammer of Glory. E così fino a sera, quando ci si trova al Visitors Centre per l’apertura ufficiale, alla presenza come ho detto del sindaco. Da domani invece ogni locale del circuito organizza qualche evento: ci sono i “Meet the Brewer”, gli incontri con i mastri birrai, vari tasting, presentazioni ufficiali di nuove birre. Basta leggersi il programma e decidere dove andare, cosa si vuole bere, chi si vuole incontrare. Poco o niente è su prenotazione. Si respira un’aria molto informale e, in un certo senso, di grande libertà. Come del resto ci si aspetta nella città che ha salutato la firma della Costituzione americana.

Le birre? Su questo fronte c’è solo l’imbarazzo della scelta. La lista è praticamente infinita con una stratosferica presenza di birrifici americani. Quando poi i nomi sono del tutto sconosciuti, il bello è buttarsi a caso e vedere cosa salta fuori. A volte peschi delle birre eccezionali. Ma la cosa più affascinante è vedere la partecipazione di tutti. A Filadelfia ci sono dei locali birrari imperdibili: uno di questi è sicuramente il Monk’s Cafe, che è il posto dove ho passato la mia prima sera in città. Lista di birre in bottiglia davvero impressionante, due punti di spillatura per un locale non enorme. Tutti gli Stati Uniti del luppolo e grande selezione dal Belgio, buone etichette inglesi e scozzesi, parecchie novità dalla Danimarca. Insomma, una sorta di grotta di Aladino per un beerlover. Logico che il Monk’s sia tra i promotori della Beer Week.

Meno logico che tra gli aderenti ci sia anche il Four Season Hotel che non metterei proprio in cima alla lista dei posti dove andare a bere una birra, nè a Filadelfia nè altrove, e il Delilah, uno strip club dove presumo i clienti non guardino spesso nel loro bicchiere. E invece il “martello della gloria” è stato consegnato entusiasticamente anche a loro: a un azzimato manager in giacca e cravatta e a un’avvenente fanciulla (tranquilli, era vestita).

Tutto questo ha una logica o una morale? Onestamente, all’ora in cui scrivo queste righe, faccio un po’ di fatica a trovarla. Ho bevuto delle birre fantastiche e ho avuto modo di respirare un’atmosfera incredibile. Ho bisogno di metabolizzare un po’ il tutto. Ma forse la logica o la morale la potete trovare anche da soli. Basta mettere insieme alcune parole chiave: pub, hotel cinque stelle, strip club, birra. Facciamolo ancora più semplice: Uomo tatuato, ragazza in minigonna, signore in doppiopetto, birra. Ok, se ancora non ci siamo dirò che è una specie di gioco. Un gioco “senza frontiere”. Esatto, “senza frontiere” proprio come la birra…

Testi a cura di Maurizio Maestrelli