London calling…

Esterno del The Rake in Borough Market

Oddio, sono tornato da Londra da nemmeno un mese è già sento la nostalgia. Per cui considerate questo post come un vero e proprio stillicidio. In parte perché è duro scrivere di esperienze passate, soprattutto quando sono positive e quando non sai esattamente quando potrai ripeterle, in parte perché mi capita di preferire tenere per me quei posti o quelle cose che un afflusso scriteriato di persone potrebbe, uso il condizionale, rovinare. Mi spiego meglio con un piccolo esempio: ogni agosto nella Bassa parmense c’è una festa campestre, una sagra, che adoro gelosamente. Non ne ho mai scritto una riga perché è già affollata per conto suo e non ci tengo a intasarla completamente. Qualcuno potrebbe obiettare che questi sentimenti poco si addicono a un giornalista. E’ vero. Ma, innanzitutto questo tipo di promesse che faccio a me stesso poi le disattendo con una certa frequenza, inoltre questi cosiddetti “segreti” si possono contare sulle dita di una mano. Quindi, nessuna preoccupazione, se scrivo di qualcosa è perché mi piace davvero. Anche se, come oggi, le dita le sento un po’ recalcitranti sulla tastiera…

Ma, non usciamo dal seminato e arriviamo sull’argomento. Ovvero Londra e alcuni suoi locali che ho visto, o rivisto, nell’ultima spedizione agostana, in occasione del Great British Beer Festival. Festival, vale la pena ricordare, che tornerà il prossimo anno alla sua vecchia sede di Kensington Olympia, causa Olimpiadi 2012. Allora, grazie a segnalazioni varie, il primo locale che merita la visita è il recentissimo, ha inaugurato poco prima dell’estate, Craft Beer Co. Si trova a 82, Leather Lane (la fermata della metropolitana è Farringdon Station). Se riuscite a non varcare la soglia delle numerose gioiellerie che incontrerete sul vostro cammino (un diamante sarà pure “per sempre” ma, visto che siamo tutti mortali la cosa perde un po’ del suo valore, non trovate?), raggiungerete questo pub che brilla fondamentalmente per una cosa sola: la birra. Il cibo è limitato allo snack essenziale (io però uno scotch egg lo proverei), ma la quindicina circa di real ale e la ventina di spine “normali” sono in grado di accontentare qualsiasi gusto e curiosità. Troverete piccoli produttori britannici e birrai “alternativi” dal Continente: tra tante cose buone, alcune fantastiche e altre da dimenticare. Di certo però, non mancherà un sentore didattico alle varie degustazioni.

Il White Horse Pub di Parson’s Green (fermata della Tube omonima) è invece una sorta di istituzione. Chi si occupa di birra ci è passato almeno una volta, o dovrebbe almeno averlo fatto. Scelte sicuramente più classiche rispetto al Craft Beer Co., ma una buona cucina permette di fare una serata più all’italiana (ovvero seduti al tavolo e abbinando la pinta a un piatto). Se si vuole cenare è il caso di prenotare poi, nell’attesa, non perdete l’occasione di fare una sosta in una delle vecchie poltrone di pelle seminascoste in un angolo. Ideali per fare conversazione veramente “britannica”: tenetevi pronto qualche aneddoto sul tempo, sul cricket o, chessò, qualche amenità sulle “Colonie”, cioè gli Stati Uniti e l’Australia.

Da fuori non gli dareste un penny ma, visto che non è dalla grandezza esteriore che si misura il valore delle cose, ecco che il The Rake a Borough Market (14a, Winchester Walk; la fermata è London Bridge) è un piccolo scrigno colmo di prelibatezze liquide. Personalmente non ci ho mai mangiato nulla, ma siete a Borough Market per cui non dovrete preoccuparvi. Le birre sono selezionate con cura e spirito di ricerca, l’atmosfera è da piccolo circolo di iniziati sebbene il pub sia già molto conosciuto. Se siete in orario di apertura dei negozi, sappiate che a due passi si trova Neal’s Yard Dairy, il tempio del formaggio britannico con montagne di cheddar e di stilton, solo per citare i più noti, da sindrome di Stendhal. Ossia da svenimento.

Ultimo suggerimento, ma non in ordine di importanza, per il Cask Pub & Kitchen al 6 di Charlwood Street (il quartiere è Pimlico e altrettanto si chiama la fermata). Anche qui birre sono da non perdere ma in una zona residenziale (in sostanza non troverete vetrine da guardare prima di arrivarci); la cucina è di qualità e servita in dosi generose anche se i tempi di consegna lasciano un po’ a desiderare.

Insomma, questo è quanto. I locali segnalati non sono una mia scoperta, ergo posso pensare di non aver svelato nessun “nascondiglio del Santo Graal”, ma sono tutti delle valide tappe della Londra birraria odierna. La mia gelosia quindi è solo limitata e rivolta verso chi, leggendo queste righe, metterà in cantiere un viaggio sotto l’ombra del Big Ben prima che possa farlo io. Sappiate che vi sto pensando. Con trattenuta antipatia.

Testi a cura di Maurizio Maestrelli