I miei dieci pub preferiti (all’estero…)

Il Koko Marina Pub sull'isola di Ohau (Hawaii)

Tempo di guide in Italia. Ai ristoranti, ai vini. Anche alle birre perché sembra proprio che, ai piani alti delle confraternite guidarole, si siano accorti da qualche anno che la birra al ristorante non è più un sogno, ma una realtà. Bene, ne siamo felici a prescindere anche da svarioni e potenziali discussioni infinite su chi si doveva premiare e su chi invece non avrebbe dovuto essere premiato. Ma è il bello delle guide e forti del giudizio del cardinale Richelieu, “Datemi sei righe scritte dal più onesto degli uomini, e vi troverò una qualche cosa sufficiente a farlo impiccare”, noi stiamo sereni. Ma il giochino delle classifiche è contagioso: da ragazzino facevo quello delle ragazze più belle della mia classe (la classifica cambiava ogni settimana e di risultati concreti nemmeno a parlarne), quello degli sport preferiti (da fare e da guardare in tv) e ancora oggi, se sento odor di classifica, mi pulsa la vena agonistica.

Ergo, ecco qui, pronta e servita, la mia personale classifica dei migliori pub all’estero. Perché all’estero, direte voi? Perché no, dico io, come una fantastica battuta che ho letto da qualche parte (Tema di Italiano in classe, titolo: Perché? Svolgimento: Perché no?. Voto: 10). E’ una classifica personale, quindi non prendetela per Vangelo, nessuna classifica d’altronde lo è. Se vi fidate bene, altrimenti ditemi la vostra. Tenendo presente che nemmeno quella sarà Vangelo. Insomma liberi tutti e via con il mantra del collezionista di figurine Panini (celo, manca, celo, celo, manca).

Number One: Toronado, San Francisco. Un anfratto nella ex zona dei figli dei fiori della Baia, gli hippies si sono praticamente estinti ma il Toronado è vivo (e lotta insieme a noi). Selezione di birre americanocentrica ma di garantita qualità, locale per bevitori seri e senza fronzoli. Non vi daranno da mangiare, ma accanto c’è il Rosamunde Sausage & Grill dove rifornirsi senza scrupoli. Atmosfera da connivenza elettiva…

Number Two: Blind Tiger, New York. Visitato da poco ma famoso da anni. Luce fievole ma le etichette si leggono anche senza pila. Oltre alle specialità Usa hanno una selezione di vintage europei davvero notevole. Benché cara. Sarete nel Village, ad anni luce (in senso figurato) dai grattacieli di Manhattan. Molto cool…

Number Three: Moeder Lambic, Bruxelles. Ovvero la new wave dei locali birrari di Bruxelles dove chiunque potrebbe vendervi una birra. Ma se volete le chicche questo è il posto dove andare. Gueuze alla spina, piccoli produttori, tirature limitate. Per feticisti o sinceri appassionati…

Number Four: Craft Beer Co., Londra. Aperto da poco il Craft è partito con tutte le carte in regola: oltre una quindicina le real ale, venti le spine classiche. Insomma, l’unico rischio è farsi bloccare dall’indecisione. Se proprio la scelta vi mette l’ansia iniziate dalla vostra destra e proseguite fino a quando vi ricordate come si dice “taxi” in inglese (semplicissimo: “taxi”!). Per collezionisti…

Number Five: ‘t Arendnest, Amsterdam. D’accordo prima si va a visitare l’Heineken Experience, doveroso omaggio ai signori della birra che hanno reso famosa la città nel mondo dei birrofili. Poi trovate il tempo per concedervi una tappa lungo uno dei mille canali (non chiedetemi il nome…) e scoprire le mille declinazioni della parola birra in olandese (incluse alcune poco comuni versioni firmate sempre da Heineken). Per talent scout…

Number Six: Poechenellekelder, Bruxelles. L’altra faccia di Bruxelles, capitale mondiale delle birre, ovvero quella più classica e tradizionale. Di fronte al celeberrimo Manneken Pis, strafotografato da battaglioni di giapponesi, accomodatevi ai tavolini esterni (se la stagione lo permette) e godetevi qualunque birra dalla ricchissima carta. Per chi ha dimenticato la Nikon a casa…

Number Seven: Monk’s Cafè, Filadelfia. Ha le insegne al neon da bar sulla strada e in effetti la vetrina-acquario è su una strada. Dentro due salette posizionate da un mago dei labirinti ospitano relativi banconi di spillatura. Grande scelta, americana ed europea, nel cuore di una delle città più “intellettuali” degli Stati Uniti (per forza, ricorda una capitale del Vecchio Continente). Per nostalgici…

Number Eight: The White Horse Pub, Londra.Se vai a Londra sono due le cose da fare: alzare lo sguardo al Big Ben per vedere se è sempre lì e fare un salto al White Horse. Pub “cantato” dai grandi beerwriter, tappa fissa per tutti coloro che dichiarano di amare le real ale. Insomma, un’istituzione. Per conservatori intelligenti…

Number Nine: Koko Marina Pub, Ohau. Ohau è l’isola delle Hawaii con Honolulu. tanto per intenderci. Pub monotematico, nel senso che ci troverete solo le birre prodotte dalla isolana (ma la fabbrica è a Big Island) Kona Brewing. Ma è un gran bel bere, garantito. Per chi ha bisogno di giustificare la luna di miele nel bel mezzo del Pacifico…

Number Ten: Schlenkerla Brauhaus, Bamberga. La città dovrebbe essere considerata patrimonio mondiale dell’Unesco per aver dato vita a uno stile birrario: quello delle rauchbier. E la Schlenkerla è la numero uno in materia. Sottoporsi al rito di una birra affumicata è come minimo doveroso per chiunque voglia parlare di birra con gli altri. Per fumatori. Ma non solo… smiley

Ah, a proposito: considerate che la mia tradizione di cambiare classifica spesso (come ai tempi della scuola) resta inalterata. A breve potrebbero esserci delle new entry dalle Terre del Nord. Stay tuned!

Testi a cura di Maurizio Maestrelli