La luna e lo sciroppo (d’acero)

Joseph Holt Maplemoon

E’ sempre utile e interessante assaggiare nuove birre. Sebbene, lo ammetto, non sempre sia piacevole per il proprio palato. Ma, il problema vero è semmai quello che, nella sempre più vasta moltitudine di etichette in circolazione, risulta estremamente complicato affezionarsi a una birra. Il virus della degustazione può essere deleterio perché può far dimenticare i principi base del rapporto “uomo/donna-birra” che sono legati fondamentalmente all’area del piacere. Ma quello che sto scrivendo so già che non vale per tutti, perché non tutti sono stati contagiati dalla “rateite” che non è una forma di pagamento a rate ma deriva dal verbo inglese “to rate” ovvero votare, giudicare, attribuire un punteggio a una qualche cosa. Nel nostro caso, una birra. Siti ad esempio come Ratebeer sono spesso, ma non sempre e il discorso non vale per tutti, delle sorti di alcove per i malati di rateite. Ergo, lungi da me la tentazione di dare un voto alla birra in oggetto di questo post, vi dirò solo delle sensazioni che ho provato ad assaggiarla, senza presunzione da giudizio insindacabile.

La birra ha un nome suggestivo: Maplemoon. Se “moon” si traduce con luna, “Maple” significa acero, ma il termine in questo caso fa riferimento allo sciroppo d’acero. Ingrediente fondamentale per la preparazione delle classiche frittelle americane, i pancake. Quelle, tanto per intenderci da sistemare a colonna sul piatto inondandole, appunto, di sciroppo d’acero. Un piatto probabilmente non inserito nel decalogo “Dieci regole per vivere a lungo e vincere la maratona di New York” ma che, qualche volta nella vita, ci si può concedere. Lo sciroppo d’acero, il cui più grande produttore è il Canada, è dolcissimo e zuccheroso, consumarlo liscio è praticamente impossibile, ma usato come ingrediente o come condimento ha il suo perché. Lo si ricava dalla linfa degli alberi e già le tribù locali lo conoscevano; ha dalla sua inoltre il merito di essere uno dei dolcificanti naturali meno calorici. A patto, naturalmente, di non usarlo in quantità “alla Homer Simpson”.

Sulla “modica quantità”, di sciroppo d’acero, si è trovata d’accordo una storica, ma anche poco conosciuta, birreria inglese: la Joseph Holt di Manchester da poco entrata nell’orbita distributiva di Dibevit Import. La loro Maplemoon è una ale da 4,8% vol con due caratteristiche “coloniali”, per essere una birra inglese. La prima caratteristica è, per l’appunto, l’uso dello sciroppo d’acero; l’altra è il ricorso al Cascade, varietà nordamericana di luppolo molto in voga anche presso i birrai del Vecchio Continente.

Le due peculiarità, come detto, “coloniali” (Stati Uniti e Canada sono state entrambe colonie dell’impero britannico) conferiscono alla suddetta birra un intrigante equilibrio tra la dolcezza dello sciroppo d’acero e le punte agrumate del Cascade. Per averla assaggiata in bottiglia, che solitamente cede sempre qualcosa alla versione spillata, questa ale ambrata mi è piaciuta molto. Il fatto di avere una gradazione alcolica aiuta la facilità d’approccio, ma profumi, corpo e finale sono gradevoli e, francamente, mi è quasi dispiaciuto averne già terminato le scorte. Mi consolo pensando che devo ancora assaggiare le altre etichette firmate sempre Joseph Holt e distribuite in Italia sempre da Dibevit Import: la Fifth Sense e la Holt 1849 (che è l’anno di fondazione della birreria). Staremo a vedere…

Testi a cura di Maurizio Maestrelli