Il canto della sirena… (Prima parte)

Il simbolo di Copenhagen

Il simbolo per antonomasia di Copenhagen è la sirenetta. Non si discute. Basta vedere l’onnipresente manipolo di turisti che la circonda e la inonda di flash. Da vicino, da un po’ più lontano, di profilo, di fronte. Ci siamo stati anche noi, naturalmente. Più che altro nella consapevolezza che, qualcuno, chiedendoci di Copenhagen, ci avrebbe chiesto di questa ragazza che non ha, in effetti, la coda di pesce ma nemmeno delle gambe completamente umane. Come se fosse a metà strada sulla via della trasformazione. Un po’ indecisa, insomma… La sirenetta resa immortale dalla fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen è inoltre un po’ defilata rispetto al cuore della città. Non la s’incontra per caso, ma si deve andarla a trovare. D’altro canto lei non si muove. Se ne sta lì, su un sasso tondeggiante, a guardare il mare e a dimostrare un considerevole spirito di sopportazione nei confronti dei turisti armati di obiettivo. Incamerate quindi le nostre foto, ci siamo rivolti alla città e al suo aspetto per noi più interessante: ovvero, come sempre ci accade, la birra.

La capitale danese era effettivamente da qualche tempo nella nostra scaletta di uscite in giro per l’Europa. Una vivacità al profumo di luppolo l’ha posta saldamente ai vertici della classifica “mete birrarie europee”. Non avrà la tradizione e il peso storico di Praga, Londra o Monaco di Baviera, ma il fermento fatto di piccoli birrifici emergenti e locali dalla batteria di spine a dir poco esaltante ne stanno stravolgendo l’immagine.  L’idea di poter vedere e partecipare a due festival birrari in due giorni, era un’occasione unica. Un po’ inquietante anche, a dire il vero… Perché, è chiaro, un tour de force fatto di decine di stand dove si spilla e, in serata o nel tempo libero, locali dove, guarda caso, si spilla pure lì, poteva diventare rischioso.

Con il cervello, comunque, si risolve tutto e visto che consideriamo la birra come un’esperienza gustativa e culturale, e non come un calvario verso l’abbrutimento psicofisico, ci siamo messi nello spirito giusto. Consapevoli, tra l’altro, di poter fare una tappa da Aamanns, spazio gourmet dove si celebrano ai livelli più alti i tradizionali smørrebrød, parola quasi impronunciabile per descrivere delle fette di pane di segale, spalmate di delizioso burro danese e guarnite con prodotti tipici locali, a partire dalle celebri aringhe. Il cui sapore ancora ci accompagna…

Tuttavia, il primo giorno in terra danese è stato quasi interamente consacrato, grazie all’invito che ci è stato rivolto dalla Food Organisation of Denmark, alla prima edizione del Copenhagen Beer Celebration, un festival che non è un festival, come ha spiegato subito l’organizzazione… Nel senso che aveva un numero limitato di biglietti in vendita (circa mille al giorno per due giornate), piccoli birrifici non solo danesi (qui trovate la lista dei presenti) e la cena compresa nel prezzo del biglietto. Una specie di grande party, per usare le parole sempre dell’organizzazione, che ha avuto un successo pazzesco raggiungendo il sold out in nemmeno venti giorni e lasciando a bocca asciutta un numero notevolmente alto di appassionati che si sarebbero sicuramente sottoposti al volo aereo pur di esserci…

Obbiettivamente, la lista di birrifici e di birre in assaggio era estremamente interessante, spesso presentando il volto più radicale e più estremo delle piccole produzioni. Non tutto ci è piaciuto, ma tutto poteva accendere discussioni e confronti. Tutto, soprattutto, frantumava qualsiasi confine birrario (e i nostri, crediamo, sono abbastanza larghi) potevamo avere. L’esperienza è stata quindi altamente formativa e vissuta in un’atmosfera assolutamente vivibile (senza cioè i frequenti assalti all’arma bianca tipici dei festival). Vedere, fianco a fianco, birrai americani, danesi, norvegesi, scozzesi e canadesi ci ha fatto capire, una volta ancora, come esista una specie di rete, poco visibile dall’alto dei media nazional-popolari, che sta crescendo, sta intensificandosi, sta costruendo sinergie e piattaforme comuni. E’ una specie di piccolo popolo in cammino, che si ritrova da una parte o dall’altra dell’oceano, a cui forse oggi basta poco: un banchetto che si regge a malapena e un piccolo impianto di spillatura, ma che ha entusiasmo da vendere e che comincia anche a mettere in campo qualche scelta di marketing e di comunicazione. Per la serie: siamo piccoli, ma non veniamo da Marte…

Avviso dunque ai naviganti: la Copenhagen Beer Celebration, visti i risultati, avrà una seconda edizione… Tenete d’occhio le date e accaparratevi subito un biglietto… Vanno via come il pane. Anzi come uno smørrebrød….

Testi a cura di Maurizio Maestrelli