Say it loud…

Una scena del film The Commitments

I’m black and I’m proud! No, la canzone di James Brown non è esattamente tra le mie preferite. Il “padrino del soul” era comunque una delle muse ispiratrici dei ragazzi protagonisti del film The Commitments, irish movie firmato da Alan Parker nel 1991. Un film pieno di buona musica e di temi sociali, attraversati da fiumi di birra nera e dalla schiuma cremosa. La stout irlandese altresì denominata irish dry stout.

Il film, che avrò visto una ventina di volte almeno, mi è tornato in mente qualche giorno fa. Mentre scrivevo di Beamish e di Murphy’s Irish Stout, le due “nere” originarie di Cork, cittadina del sud dell’Irlanda dove ero arrivato in una serata piovosa di metà settembre. Il primo anno del nuovo millennio. Mi ero organizzato un discreto tour in solitaria dell’Irlanda, partendo da Dublino per passare poi da Galway, e dal suo festival delle ostriche & stout, giungendo a Cork e pronto a lanciarmi infine verso la meta finale: Belfast.

Un viaggio che meditavo da tempo visto che, in quel periodo, io adoravo letteralmente le stout irlandesi. E non era solo per la morbidezza, per quell’amaro da caffè torrefatto e per la loro straordinaria bevibilità. Era la vita da pub che mi piaceva, il fatto di poter riuscire a stabilire un rapporto con il gestore attraverso il bancone, di trovare nella pinta una forma di riconoscimento comune con avventori diversissimi da me. Nel pub che frequentavo in Italia potevo conversare con impiegati di banca dritti come fusi come con chitarristi rock dalla chioma fluente, tatuati e pieni zeppi di anelli, orecchini, piercing. E il bello è che, non so se per via della birra o meno, erano tutte persone interessanti o almeno con qualche storia da raccontare. Il pub e le birre mi sembravano vere e autentiche, più vere  e autentiche di quanto mi sia mai apparso un cocktail party. Tanto per fare un esempio.

Ecco allora che il film, tratto da un romanzo diRoddy Doyle, dove a un certo punto il manager della band, che sta facendo vedere un video di James Brown ad alcuni componenti, esclama che “gli irlandesi sono i più neri d’Europa, i dublinesi sono i più neri d’Irlanda e noi della periferia siamo i più neri di Dublino” non fa riferimento ovviamente al colore della pelle quanto a una passione per una musica, il soul, che è vera e autentica perché parla di argomenti veri e autentici. Come sono veri e autentici questi ragazzi di Dublino. Come sono vere e autentiche le pinte di stout che bevono la sera al pub.

Troppa filosofia? Forse sì. Ma di queste, chiamiamole così, “connessioni filosofiche” tra birra, musica e persone sono ancora convinto. La stout è una birra con dell’anima dentro, qualcosa di profondo connesso probabilmente alla sua storia, alle sue origini, a chi la consuma e a dove la si consuma. Ed è a quest’anima che penso quando ne sorseggio una. Non certo ai toni di liquirizia o quale qualità di caffè mi fa venire in mente. Per cui, ditemi quello che vi pare ma… I’m black and I’m proud!

Testi a cura di Maurizio Maestrelli