Il mistico calice

 

L'abbazia di Notre Dame de Scourmont

Per i cristiani, al termine del buio, c’è sempre la luce della redenzione. Così non mi sono stupito troppo del centinaio di metri “in the dark” fatti a piedi al termine della visita in Chimay, prima di vedere le luci dell’abbazia. Ho capito il sottile significato mistico e ho ringraziato chi di dovere per non aver inciampato nelle tenebre. Però confesso anche di aver recitato una preghierina alla buonanima di Steve Jobs, visto che la luce del mio Iphone mi ha aiutato nel percorso…

Nell’esperienza del Brussels Beer Challenge il secondo pomeriggio è stato dedicato a una irrinunciabile visita all’Abbazia di Notre Dame de Scourmont, al secolo famosa sotto il nome del villaggio che la ospita: Chimay appunto. Irrinunciabile perché l’abbazia trappista non apre le porte con estrema facilità. Certo, a poca distanza dal perimetro religioso, che include anche il birrificio, si trova l’Auberge de Poteaupré che funge da mini-museo virtuale, vendita di birra, deliziosi formaggi e gadgets vari e taproom ufficiale con possibilità, da non perdere pena la scomunica, di assaggiare la Chimay Dorée ovvero la “speciale birra” che si brassa un paio di volte l’anno, è riservata esclusivamente ai monaci, ma che nel 2007 è stata concessa anche all’Auberge e solo a lui.

Fatta l’esperienza dell’Auberge, che vi raccomando, con alcuni colleghi abbiamo intelligentemente scelto di marciare attraverso il bosco per raggiungere l’ingresso del monastero e varcare, con un certo senso di emozione, la soglia. Soluzione molto più suggestiva di approfittare del pulmann con il quale eravamo arrivati dalla capitale.

Il birrificio dove nasce la leggendaria Chimay Blu, detta anche Grande Reserve, è pulito e moderno. La vediamo vorticare dentro le caldaie in acciaio satinato. Benché sia la punta di diamante della gamma Chimay non è la ricetta originale. Quel titolo spetta all’etichetta Rossa, non a caso chiamata anche Première. Questa è la prima birra creata dai monaci trappisti nel lontanissimo 1862. La Blu nasce invece solo a metà degli anni Cinquanta del secolo scorso e nasce come birra di Natale (Noel Speciale). Solo con il tempo entra in produzione tutto l’anno. Padre della Chimay Blu e padre del vero successo internazionale di tutta la gamma è Padre Theodore, il monaco birraio incaricato della ricerca, produzione e qualità delle birre dal 1948 agli inizi degli anni Ottanta.

E’ lui che, oltre alla Blu, sviluppa la ricetta della Chimay Triple detta anche “Cinq Cents” in omaggio ai primi cinquecento anni di storia della cittadina di Chimay. La Triple è l’unica birra di Chimay che si può trovare anche alla spina. A dire il vero anche una piccola parte della Rossa è messa in keg e fatta rifermentare, ma la distribuzione sembra essere parcellizzata al circondario dell’abbazia.

Ultima nata, e tirata solo in 150mila esemplari, è la Spécial Cent Cinquante. Una birra per commemorare i primi 150 anni di attività produttiva. Dal 1862 appunto. E 150 sembra quasi un numero magico perché la birreria, sempre all’interno del clima di festa per lo storico traguardo, ha deciso di aprire le porte ad alcuni appassionati. Quanti? Centocinquanta appunto in rigoroso ordine di prenotazione. Risultato? Posti “bruciati” in nemmeno mezza giornata…

E’ il grande fascino esercitato da birre straordinarie nate in un posto straordinario. Perché, anche se potrebbe sembrare un luogo comune, una volta varcata la soglia del monastero si respira davvero un’aria diversa. Si avverte una strana sensazione di “rallentamento”. Una sensazione sia chiaro: la Dorée che abbiamo bevuto all’Auberge è buonissima ma non contiene nulla di “strano”. Anzi, visto che il pullman è rimasto lì ad aspettarci, ne abbiamo approfittato ancora. La luce che filtrava attraverso il calice le donava una brillantezza tutta particolare. Anch’essa la luce della redenzione? Siamo peccatori e nel dubbio…

Testi a cura di Maurizio Maestrelli