Una birra al Moeder…

L'interno de A la Mort Subite

Considerato che i risultati del Brussels Beer Challenge sono ormai di dominio pubblico, faccio solo due commenti al volo per ribadire da un lato l’autorevolezza della giuria, almeno nella massima sua parte, dall’altro la soddisfazione per i risultati italiani. Alcuni sorprendenti anche per me. Lo ammetto. Sta di fatto che la chiave di lettura, generale, delle medaglie italiane va a mio avviso letta alla luce di un complessivo miglioramento della qualità della produzione nazionale con l’interessante apparizione sulla ribalta internazionale di birrifici di recente apertura o meno abituati a exploit “da concorso”. Se anche l’unica conseguenza del Brussels Beer Challenge fosse l’impressione “d’ispessimento” della birra artigianale italiana, non ci sarebbe da lamentarsi.

L’esperienza “bruxellese” (si dirà così?) mi è servita comunque per andare a vedere di persona alcuni locali come A la Mort Subite e A la Bécasse. Locali che, durante la mia precedente visita, avevo volutamente saltato sia per questioni di tempo ma anche per presunzione, lo ammetto, personale. Avevo cioè l’idea che fossero tappe ormai irrimediabilmente turisticizzate e, come tali, evitabili appunto. E questa volta avrei fatto lo stesso se non fosse per quel maestro di cultura birraria che risponde al nome diLorenzo “Kuaska” Dabove. Il quale mi ha condotto in questi due locali segnalati in qualsiasi guida turistica con il giusto discernimento per provare “l’unica cosa che vale la pena di bere”: ovvero il Lambic Doux a La Bécasse e la Gueuze sur lie a La Mort Subite. Nel primo caso l’emozione è stata quella di vedersi servire, da una caraffa in un tozzo bicchiere di vetro, una birra che non sembrava tale, ma che ricordava, per analogia, una sorta di “mosto di malto d’orzo”. Ed è infatti con un vago sapore nostalgico per gli assaggi di mosto d’uva che riuscivo a fare, di nascosto, da bambino che ho bevuto con sincero godimento il Lambic Doux. Un godimento che ho provato in misura addirittura superiore quando poi mi sono trovato davanti a una coppa abbondante di Gueuze sur Lie. Certo, il locale, come La Bécasse del resto, è suggestivo, un pizzico fuori dal tempo. Ma quella birra mi è entrata sotto la pelle come non mi capitava da tempo. Ha tutto per non piacere: è servita a temperatura ambiente, quasi tiepidina verrebbe da dire, è abbastanza piatta, con una percepibile acidità e astringenza. Perfetta, verrebbe da pensare, per un abbinamento con il lavandino. Ma, credetemi, è una birra “magica”, capace di togliere la sete, stimolare la conversazione, mettere appetito… Grazie a lei, ho aggiunto una tappa fissa tutte le volte che tornerò a Bruxelles…

Così come tappa fissa è il Moeder Lambic ovvero la faccia moderna delle birrerie belghe. L’ambiente è quello che è, se lo paragoniamo ai due locali storici e secondo il mio gusto personale, ma la scelta è di quelle che invece ti dicono di piantare la tenda appena fuori la porta. La fila di spine sul bancone, quelle a pompa sulla parete posteriore, le lavagne con nomi leggendari e nomi mai letti prima… Il Moeder è gioia e dolori. Da un lato hai l’ebbrezza di bere birre difficile da trovare in Italia o di sperimentare cose uniche, come la terribilmente beverina Band of Brothers fatta dalla Brasserie de la Senne solo per lui, ma dall’altro, appena entrato, inizi già a soffrire sapendo che, prima o poi, dovrai mollare avendo assaggiato solo un centesimo del bendiddio che ha a disposizione.

In fondo, siamo nati per soffrire. Ma, sia come sia, andare a Bruxelles senza passare dall’A la Bécasse, dall’A la Mort Subite per poi incollarsi ad uno sgabello davanti al bancone del Moeder tutto il tempo che resta è come non andare a Bruxelles. Io l’ho detto, poi vedete voi…

Testi a cura di Maurizio Maestrelli