Stoccolma: itinerario alla birra (prima parte)

Fascino svedese (Ph. Valentina Brambilla)

Poco più di due ore di volo e… un altro mondo è possibile. Se mi chiedete ufficialmente perché sono stato un weekend a Stoccolma vi risponderei perché c’era lo Stockolm Beer & Whisky Festival. Ma ci sono ben altre motivazioni alla base di questo viaggio alla scoperta di un Paese che tra letteratura e design sta pervadendo la cultura occidentale.

Così eccoci in volo, in una fine di settembre paradossalmente estiva per l’Italia, ma eccezionalmente gratificante sul mar Baltico. Al festival ci si poteva anche andare in maniche corte, cosa che quasi tutti i locali hanno fatto, mentre un italiano malfidente come me si è tenuto il giaccone. Pagando dazio. Lo Stockolm Beer & Whisky Festival è un appuntamento importante per gli operatori locali, ma in grado di offrire numerosi spunti interessanti anche al beer traveller. Ci sono i grandi marchi, naturalmente, ma rappresentati a livello di importatori svedesi (unica presenza italiana: Birra Moretti) e poi un cospicuo nugolo di piccoli produttori che sono scesi in campo all’incirca una decina d’anni fa con birre molto spesso interessanti e ben fatte. Le conversazioni sono aiutate fondamentalmente dal fatto che tutti gli svedesi parlano bene l’inglese (i film americani loro non li doppiano, tanto per fare un esempio), che davanti a un italiano interessato alla loro birra restano piacevolmente sorpresi e che, infine, un bella pinta aiuta sempre le relazioni internazionali. Sono passato agilmente da una pils un po’ anonima a una weizen accettabile, da una meravigliosa ipa a una stout niente male (tutte della Gotlands Bryggeri)… E ancora, dopo un inusuale quanto ottimo “wrap” con carne di renna e marmellata di lingonberry, una ottima saison (della Sigtuna Brygghus), un’altra ipa, ma questa volta passata al Randall (della Oppigards Bryggeri), e ho chiuso il tutto con una imperial stout (favolosa e della Slottskallans Bryggeri).

Assolto il dovere, si fa per dire, mi aspettava la città. Che non sarà impattante e glamour come Parigi, né “alive and kicking” come Londra o meravigliosamente sonnolenta come Madrid, ma ha un fascino riconciliante. Con gli altri, ma anche con te stesso. Gli svedesi, oltre a essere biondi e belli (una buona parte, almeno…), rispettano le code come nemmeno i britannici, vanno in bicicletta quasi come gli olandesi, amano la natura come… boh, forse come gli Indiani d’America. Stoccolma è una città colorata e il colore glielo forniscono le migliaia di alberi cittadini. Sfumature di verde in estate, toni caldi giallo-arancio-rosso-marrone in autunno, bianco candido e uniforme in inverno… Sullo sfondo il grigio acciaio del mare… Fino a quando la temperatura glielo permette, la gente di Stoccolma che va nei locali sceglie un tavolo all’aperto, qualche coraggioso (ancora non so se pagato o meno per impressionare i turisti mediterranei) fa pure il bagno nel mare e i bambinetti corrono felici nei giardini pubblici. Curiosi, inguainati dal gilettino fosforescente che da noi si mette, forse, in caso di sosta forzata sull’autostrada, e guardati a vista dalle maestre. Stoccolma insomma è una città che trasmette serenità. Ammetto che potrebbe anche essere un’impressione superficiale, ci sono stato tre giorni in tutto, ma questo è quanto… (Fine prima parte)

Testi a cura di Maurizio Maestrelli