2008-2013: I trend di mercato della birra secondo Brewers of Europe

Brewers of Europe è l’organizzazione con sede a Bruxelles che unisce le associazioni birrarie nazionali di ben 29 Paesi europei: dà voce, secondo le stime, a oltre 5500 birrifici in attività sul territorio del nostro continente. Recentemente BoE ha analizzato, nel suo report “Beer Statistics – 2014 edition”, i trend di mercato di 28 stati membri dell’Unione Europea più Norvegia, Svizzera e Turchia, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2013. Per quanto riguarda la metodologia impiegata, questa analisi riporta i dati ufficiali rilasciati dalle associazioni nazionali di birrai combinati con dati Eurostat.

Nonostante dal report di BoE emerga che le imposte indirette sulla birra, nel periodo 2008-13, abbiano influito negativamente sulla possibilità di ripresa del settore brassicolo e si sia registrato un declino generalizzato (sempre nel 2013, sia per quanto riguarda la produzione che il consumo di birra), alcuni dati incoraggianti esistono.

Parliamo, ad esempio, dei numeri dell’impiego diretto, ovvero i posti di lavoro che il settore birrario ha creato in questi anni. Con due milioni di posti di lavoro generati in tutta Europa, il settore birrario gioca un ruolo importante per l’impiego giovanile e l’incremento dei tassi di crescita e competitività. A tale proposito i birrai d’Europa si appellano ai decisori politici affinché il settore non venga “bistrattato” , facendo in modo anche da facilitare il raggiungimento degli obiettivi della Europe 2020 Growth Strategy.

Ma scopriamo insieme i dati sull’impiego diretto generato dal settore birrario nel nostro Paese. In Italia si è passati da 3900 posti di lavoro generati nel 2008 – attraverso un calo significativo nel 2009 (2300, - 41%) –  all’ottimo traguardo del 2013, con la creazione di ben 4800 posti. Un gran bel risultato, ancora di più se paragonato a quanto accaduto in Belgio, dove il settore è calato progressivamente in questi sei anni, registrando 5700 posti nel 2008 e un calo del – 21% nel 2013, perdendo ben 1200 posti di lavoro.

Allargando la visuale all’intera Europa, possiamo dunque affermare che le assunzioni dirette e le esportazioni sono rimaste piuttosto stabili nel 2013, mostrando gli sforzi dei produttori di birra per mantenere il proprio giro di affari. Proprio l’export è stato in grado di sostenere le tante birrerie a fronteggiare il corrente calo nei consumi domestici.

Un altro dato emerso, di una certa rilevanza, riguarda il trend di consumo: in circa due terzi dei Pesi dell’UE si è verificato uno slittamento nella modalità di consumo, dall’on-trade (cioè l’hospitality) all’off-trade (ovvero il retail). Questo vale anche per il nostro Paese: il consumo on-trade, dal 2008 al 2013, è passato progressivamente da 44% al 40%. Sono pochi i paesi che hanno mantenuto pressocchè invariate le proprorzioni. Uniche eccezioni: Estonia, Lettonia, Norvegia, Svizzera e Turchia che hanno addirittura aumentato di alcuni punti percentuali il risultato del 2008 in questi ultimi 6 anni.

Resta invariato, invece, l’interesse che molti europei hanno per le varietà di birre e stili birrari del mondo: si stima che eistano oltre 80 stili diversi e circa 40000 brand differenti sul mercato europeo, ciascuna con i suoi aromi, colori, sapori e profumi.

Inoltre è importante sottolineare che il nostro continente sta registrando, sempre negli ultimi anni, un altro trend confortante: l’impegno concreto per dare risalto al ruolo che la birra e l’intero settore brassicolo rivestono, non solo sul piano economico ma anche su quello sociale, da parte di organizzazioni come Brewers of Europe.

Anche in Italia, infatti, associazioni di categoria come Assobirra hanno sposato una significativa missione di “vigilanza” sulle dinamiche politico-economiche che investono direttamente il settore brassicolo ma anche quelli interdipendenti, come l’agricoltura, il retail,  l’hospitality, senza dimenticare il turismo (la cultura della birra europea costituisce infatti un importante traino per milioni di turisti in Europa ogni anno). Tutto questo al fine di contribuire alla creazione di un ambiente sano nel quale tutti gli attori del settore possano operare in maniera responsabile, conveniente e libera.

[Fonte e photo credits: Brewers of Europe]