Cagliari e la Sardegna: una nazione, una birra

Cagliari è la vera porta d’ingresso della Sardegna, quella turistica del mare ma anche quella, altrettanto affascinante, dell’interno. È una città che ama svelarsi lentamente e che sa proporre volti diversi legati alla sua storia secolare. 

“Nessun uomo è un’isola”, declamava, a cavallo tra il 1500 e il 1600, il poeta inglese John Donne. Forse non conosceva abbastanza bene i sardi.

Che probabilmente sono fieri di vivere su un’isola, anzi “l’unica vera isola del Mediterraneo”, dicono loro, e di essere considerati un tutt’uno con essa.

A volte poi, quando si pensa alla Sardegna, si visualizzano spiagge bianche, mare azzurrissimo e trasparente, macchie mediterranee e rocce su cui le onde si infrangono. È certamente così, ma è l’immagine da cartolina, che si completa con l’ombra di un nuraghe e gli alberi da sughero. Ma non è abbastanza, perché la Sardegna è più di una regione, forse non sarebbe esagerato definirla una vera e propria nazione ricca di diversità linguistiche, contaminazioni culturali, influenze storiche. In Sardegna ci sono arrivati un po’ tutti: fenici e greci, romani e cartaginesi, fino agli spagnoli e poi ai piemontesi. Ogni popolo ha lasciato qualcosa, molto di più si è portato via. Allora la Sardegna che si vede, e si vive, a Cagliari è un po’ la sintesi di tutto questo, e ciò che appare chiaro, fin da quando si mette piede a terra, è che il sardo, e così il cagliaritano, è fortemente attaccato alla propria terra e alle proprie tradizioni. Il “continente” è proprio un’altra cosa, come questa originale definizione dell’Italia suggerisce.

 

Il capoluogo della regione offre davvero molti spunti alla visita. Tanto per iniziare, in quale altra città d’Italia e d’Europa può capitare di sollevare lo sguardo e incrociare un volo di fenicotteri rosa? Ti sembra di stare sul set di Miami Vice e invece il signore sardo che ti accompagna ti spiega che gli uccelli hanno scelto come loro residenza stanziale gli stagni salati di Molentàrgius, a due passi dalla città tra la spiaggia del Poetto e Quartu Sant’Elena. A proposito del Poetto, detto anche la “spiaggia dei centomila” per via dell’affluenza massiccia ma anche del relativo spazio: qui si trovano i “bagni” ovvero strutture costruite sulla sabbia, a pochi metri dal bagnasciuga, frequentatissimi di giorno ma anche di notte, quando la brezza marina allevia i bollori del sole ed è bello starsene fuori a guardare le stelle e ascoltare il mare. Oppure ascoltare della buona musica perché, come allo Stabilimento Balneare Marlin, le live session sono di rigore tutte le sere. In compagnia della gioventù cagliaritana e della birra Ichnusa. Già, Ichnusa, la parola magica che da queste parti tutti conoscono. Una birra, ma anche una bandiera, un’icona, un segno di appartenenza. Ichnusa è la birra di Sardegna dal 1912, prodotta sul posto, ad Assemini, e quasi tutta consumata entro il perimetro dell’isola. La si vede dovunque: qui al Poetto come ai tavoli dei bar di via Roma, il corso che fronteggia il porto. La si beve alla spina e in bottiglia, ed è amata allo stesso tempo e nella stessa misura da residenti e turisti. Un fenomeno paragonabile solo con quello delle stout in Irlanda. Guarda caso, anch’essa un’isola. Di rientro dalla spiaggia e in avvicinamento alla città, vale la pena di concedersi una sosta a Sinnai, piccolo comune alle porte del capoluogo. Qui la calamita serale è il Bazaar del Mundo, vivace birreria sotterranea di più che decennale successo. Si tratta di un ottimo spot per cogliere la vita notturna dei ragazzi e ragazze del posto che qui, come anche a Cagliari, varcano le soglie dei locali non prima delle 22.30. Si tira tardi ovviamente con Ichnusa, anche nelle specialità Anniversario e, grande birra davvero, Jennas. Il giovedì sera, tranne in estate, sul palco vanno in scena gruppi rock di buon talento e i tavoli sono quasi ingombri di calici e boccali di birra. “Ichnusa naturalmente”, spiega il giovane e competente titolare Paolo Sanna, “ma devo dire che ultimamente sta piacendo molto anche la Erdinger Hefeweizen”. La città è poi tutta da scoprire. Innanzitutto la prima cosa che colpisce, e che spesso lascia senza fiato, sono le salite che, dal fronte mare, portano al quartiere di Castello, il centro storico che domina tutta la città con la cattedrale di Santa Maria, le torri fortificate erette dai pisani, la cittadella dei musei e, poco più in là, l’Anfiteatro Romano e i Giardini Botanici. Entrambi meritevoli di una visita. Volendo, si può accedere ai “piani alti “ di Cagliari anche dal Bastione di Saint Remy, costruito sul finire dell’800 e di aspetto neoclassico. Lo si può fare, e noi lo suggeriamo, soprattutto perché, prima della scalinata finale, ci si può concedere una Ichnusa all’Antico Caffè di piazza Costituzione. È questo il caffè storico di Cagliari, crocevia obbligatorio per la gente bene della città e per i turisti, italiani e stranieri, in visita. Camerieri in livrea, tutela del Ministero per i Beni Culturali, l’Antico Caffè è un po’ la memoria storica della città e anche per questo, oltre che per la birra Ichnusa, è da considerarsi una delle tappe obbligatorie. Per la sera c’è solo l’imbarazzo della scelta: il “problema” non è se bere Ichnusa, ma dove la si vuole bere. Noi suggeriamo caldamente l’Exmacafè, nella fantomatica ma reale via San Lucifero. Il locale è ricavato negli spazi dell’ex mattatoio cittadino, una struttura pregevole che ospita spesso mostre e dibattiti. Quello che infatti era nato come bar di servizio si è trasformato in un locale serale, e notturno, con tavoli all’aperto, ottima accoglienza e grande vitalità. È aperto dalle 9 alle 2, ma alla sera dà davvero il meglio di sé: musica di sottofondo, serate con dj, gioventù cagliaritana in gran numero e in gran spolvero. Infine, prima di tornare all’albergo, magari al Miramare, che oltre alla posizione può vantare un servizio di quasi incredibile cortesia e un’originalità d’arredo che lo mette alla pari dei migliori boutique hotel d’Europa, fate un’ultima tappa al B.N. Blues sempre di via Lucifero. Il titolare, Roberto Cabras, è uno spillatore provetto e il suo “pane guttiau”, il tipico pane carasau ma fritto, vi farà dimenticare le banali patatine fritte del Continente. Qui, se proprio volete, potete fare uno strappo alla “regola dell’Ichnusa” concedendovi una Heineken. Tanto sapete comunque che finché rimarrete su suolo sardo la birra Ichnusa non sarà mai troppo lontano da voi. Nemmeno se deciderete di cenare in quello che è il migliore ristorante di Cagliari, e per molti di tutta la Sardegna, ovvero il Lisboa di Roberto Petza. Solo all’aeroporto avvertirete una strana sensazione: la nostalgia… Del mare, dei monumenti, del carattere e della simpatia dei sardi, dei sapori e profumi della cucina, ma anche di una birra che, mai in Italia come su quest’isola, li raccoglie e li rappresenta tutti…

  Foto di Matteo Cervati