Il bar di Freddy

In quello che appare essere il più bell’hotel di Amsterdam, il De l’Europe, esiste un bar che porta il nome di Freddy Heineken. Lo frequentava proprio lui, l’uomo che portò la già rinomata birreria olandese a diventare una realtà internazionale.

Uno dei più grandi uomini d’affari del Ventesimo Secolo…

 

«Qualche settimana capitava di vederlo entrare anche tre volte poi, per un certo periodo di tempo, non lo si vedeva più», nella parole di Gert-Jan Jansen, ventidue anni di onorato servizio dietro il bancone, si percepisce facilmente una certa commozione. Lui è il barman del Freddy’s Bar dell’Hotel De L’Europe e la persona che a volte si vedeva spesso e poi spariva era Alfred “Freddy” Heineken, ovvero uno dei più brillanti uomini d’affari del Ventesimo Secolo, un campione di una razza forse in via d’estinzione, l’uomo che ha guidato HEINEKEN per lunghi anni, dapprincipio riportando la maggioranza delle quote in famiglia, poi lanciandosi in una corsa costellata di innumerevoli successi che hanno portato la birreria olandese a diventare il terzo gruppo birrario al mondo.

Le intuizioni di Freddy Heineken hanno fatto la storia non solo della birra ma anche del marketing e della comunicazione. Forse anche per questo motivo il suo Freddy’s Bar possiede ancora un’aura magica e chi si siede su quella che fu la sua sedia, ancora lì e solo “rinfrescata”, spera di ottenere altrettanta sagacia per gli affari.

Noi abbiamo messo piede nel Freddy’s Bar e ci siamo goduti i racconti di Gert-Jan Jansen, che non si è fatto pregare. «Ho servito Mr. Heineken per circa dieci anni», ha esordito. «Quando entrava nel locale, che fosse per pranzo o per un drink, si sedeva sempre al solito posto, con accanto un telefono che era in diretto collegamento con gli uffici di Heineken, e ordinava sempre la stessa cosa: un’insalata di gamberi. La voleva nel piatto, non nella classica coppa: così poteva contarli e verificare, per scherzo, che il numero fosse sempre lo stesso».

Freddy Heineken fu rapito nel 1983, una storia forse poco conosciuta in Italia, e successivamente liberato dopo il pagamento di un riscatto. L’esperienza fu decisiva per un maggiore controllo sulla sua persona. «Dopo il rapimento», prosegue Jansen, «continuò a frequentare il suo bar con la stessa assiduità, ma alla porta aveva una guardia del corpo e l’auto era parcheggiata proprio di fronte all’ingresso. Non dava mai comunque l’idea di essere preoccupato, aveva molto senso dello humour e mi ricordo, in occasione di un meeting con altri birrai che si tenne proprio in questo locale, che arrivò leggermente in ritardo. Nel frattempo gli altri ospiti avevano ordinato da bere: ognuno la birra che produceva la propria azienda. Mr. Heineken si avvicinò invece al bancone e ordinò una cola con ghiaccio e limone. Agli sguardi interrogativi degli altri rispose: “Visto che nessuno di voi beve birra ho pensato di adeguarmi!”».

Il Freddy’s Bar è ancora oggi aperto al pubblico, tutti i giorni dalle 15 all’una di notte. La sedia di Freddy Heineken è collocata nello spazio fumatori e se è libera nessuna vi vieta di occuparla. Per entrare completamente nell’atmosfera vi suggeriamo di bere quello che ordinava sempre Mr. Heineken. «Una Heineken certamente per iniziare», conclude Gert-Jan Jansen, «poi però proseguiva con un whisky e soda. La marca? Cutty Sark, niente di esclusivo o eccessivamente costoso…».

 

Testo a cura di Maurizio Maestrelli