C’è chi ha santi in Paradiso e chi…li conserva in un café

Uno dei posti più curiosi dove mi è capitato di bere una birra è sicuramente il Café Olivier di Utrecht (www.cafe-olivier.be), in Olanda. Se già Utrecht è una vera chicca, forse sempre un po’ troppo tralasciata dai turisti a favore di una sempre attraente Amsterdam, uno dei suoi “hotspots” che vale davvero la tappa è questo Belgian Beer Café nel cuore del suo centro storico. La sua particolarità è la stessa location, ovvero una chiesa, sconsacrata naturalmente. Da fuori non lo si direbbe: la facciata, infatti, è quella di un locale “qualunque”. Ma una volta varcata la soglia tutto cambia…

Sul fatto che una volta si trattasse di una chiesa, quella di Maria Minor, non ci sono dubbi. Sul fondo della navata un maestoso organo è ancora lì, come anche degli arredi sacri e dei simboli religiosi sparsi qua e là.

Uno su tutti, sul lato opposto dell’organo, il trittico statua che ha come protagonisti Willibrord (che resse l’Arcidiocesi di Utrecht), Gesù Cristo e San Bonifacio (candidato alla successione di Willbrord).

Scelte di stile decisamente particolari che rendono questo locale da consigliare. Dopotutto non ci trovo nulla di strano o di offensivo in tutto questo (l’altare, per esempio, è stato tolto per non osare troppo): è semplicemente il risultato dell’evoluzione storica della città. Utrecht, infatti, in quanto prima sede vescovile e centro ecclesiastico dei Paesi Bassi settentrionali vantava un gran numero di monasteri, conventi e altre istituzioni religiose. Poi a causa della Riforma la diocesi venne sospesa dopo l’iconoclastia del 1566 e allora molte chiese passarono alle comunità protestanti o vennero adibite a scopi non religiosi. In realtà, prima di non essere più una chiesa cattolica venne trasformata in una “chiesa nascosta” da un signore molto ricco, proprio per via della Riforma che aveva reso pericoloso professare apertamente la propria fede (ecco dunque spiegata la “facciata qualunque” che fa pensare a delle abitazioni come tante). Da qualche anno questo edificio ospita il Café Olivier che si è voluto dare un’atmosfera nostalgica e si è trovato una curiosa “ragion d’essere”: “in de hemel is geen bier daarom drinken wij het hier”, come recita un cartello appena dietro la soglia, che tradotto suona così “in Paradiso non c’è birra per questo la beviamo qui”.

Se a me il Café Olivier è piaciuto – e non sono in minoranza visto che nel 2013 e ancora quest’anno è stato nominato “miglior café d’Olanda” – un buon motivo è senza dubbio il suo fascino scenografico ma altrettanto degna di nota è la sua lista delle birre cui si accompagna un bel menu. In entrambi i casi si tratta di specialità belghe. Questo non significa che non vi possa capitare di assaggiare qualche chicca birraria olandese ma la lista delle belghe, sia alla spina sia in bottiglia, è davvero varia e intrigante. Molte birre sono segnalate su una lavagna sopra il bancone ma chiedete comunque la lista.

Va detto che Utrecht è una cittadina ricchissima di locali, sarà per il fatto che è una città universitaria ma è sempre molto animata e vivace, direi quasi “naturalmente vocata al divertimento e allo stare insieme”. Se continuate a seguirmi prossimamente vi regalo qualche altra dritta. Ovviamente sempre con una birra in mano.

Testo a cura di Valentina Brambilla

 

[Photo credits: Valentina Brambilla; Café Olivier]