Cereali, acqua, lievito, luppolo e un pizzico di follia: a Bruges la birra si fa così!

Per tradizione i suoi abitanti sono soprannominati “i pazzi di Bruges”, in senso buono, s’intende, e l’ultima idea del birrificio cittadino sembra confermarlo….

Correva l’anno 1488 quando Massimiliano I d’Asburgo assistette a una celebrazione in suo onore in quel di Bruges dove e dopo che, per ragioni storiche che non stiamo a spiegarvi, vi restò prigioniero per qualche mese. Non sappiamo come si sia svolta questa festa ma la leggenda narra che, a seguito di questa, quando la popolazione gli chiese di finanziare un nuovo manicomio, lui rispose che non ce n’era bisogno, perché sarebbe stato sufficiente chiedere l’ingresso in città, dal momento che di “buffoni” e di “matti” ne aveva visti più che in abbondanza…Beh, possiamo anche provare a immaginare lo stato d’animo del sovrano che prima si trovò davanti a una popolazione per lungo tempo decisamente ostile poi, a un certo punto, la stessa popolazione decise di celebrarlo con, si dice, singolari parate variopinte… Fatto sta che, da allora, gli abitanti di Bruges sono chiamati “brugse zotten”, i “pazzi di Bruges”.

Non è un caso dunque che una delle birre prodotte nell’unico birrificio cittadino, De Halve Maan, si chiami proprio Brugse Zot con tanto di giullare in etichetta.

Per chi sceglie di visitare questa splendida cittadina, secondo noi una delle più belle del nord Europa, una tappa qui è davvero un obbligo.

Intanto perché le birre sono proprio buone (la Brugse Zot è sia in versione blond sia dubbel) ma anche perché si tratta di un birrificio storico nel cuore della città. E da sempre per la famiglia di De Halve Maan, e nessun altro termine potrebbe essere più adatto visto che si tratta di un birrificio a conduzione famigliare, è un valore importante rimanere nel luogo di produzione originale.

 

E parlando di “originale” dobbiamo risalire al 1856, anno in cui il capostipite, Henry Maes I comprò la birreria che, a sua volta, esisteva già dal 1564, naturalmente un po’ diversa da come la vediamo oggi ma con lo stesso simbolo, la mezzaluna, ovvero “De Halve Maan”. E di spostarsi da lì, nonostante le richieste del mercato siano in continua crescita, proprio non ne vogliono sapere, tanto che a Xavier Vanneste, titolare responsabile e membro della quinta generazione, è venuta un’idea davvero particolare o, forse sarebbe meglio dire una “pazza idea”, ovvero un birrodotto…

Se, infatti, la birra viene prodotta nella centralissima Walplein 26, l’imbottigliamento avviene invece a poco più di tre chilometri di distanza. E Bruges è, sì bellissima e con tanto di centro storico dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Unesco, ma si sviluppa tra strette vie e tantissimi canali, il che rende, in prospettiva, un sempre crescente trasporto su strada sempre meno agevole.  Perché dunque non costruire dei tubi sotterranei per spostare la birra da un luogo all’altro? Se, all’inizio, per sua stessa ammissione, l’idea pareva un po’ pazza anche a Mr. Vanneste, con il trascorrere delle settimane sta assomigliando sempre più a qualcosa di realizzabile e reale. Il birrificio ha infatti già ottenuto un’importante “via libera” dal Comune e questo progetto sostenibile che preserverebbe la città e consentirebbe di mantenere l’identità di De Halve Mann sembra davvero che piaccia a tutti. Ci sono delle sfide tecniche da affrontare (tre chilometri non sono proprio uno scherzo!) e non sono ancora entrati nella fase operativa, ma il birrodotto, è certo, si farà.

Come disse giustamente Aristotele “non esiste grande genio senza una dose di follia”. Frase che mi sembra davvero applicabile anche a questi “pazzi di Bruges”…

Testo a cura di Valentina Brambilla

[Photo credits: Valentina Brambilla]