Ma il luppolo e la birra sono sempre andati a braccetto?

[Gruuthusemuseum MuseaBrugge - Sarah Bauwens]

E rimaniamo a Bruges…L’ultima volta vi ho parlato del birrodotto pensato dal birrificio cittadino De Halve Maan, notizia che sta davvero facendo il giro del web, ora ci spostiamo di poche centinaia di metri dove si trova il Gruuthuse Museum. Perché, cos’è, che cosa ha a che fare con la birra?

[Gruuthusmuseum Toerismebrugge - Jan Dhondt]

Da fuori si apprezza subito la magnificenza di quello che è un bellissimo palazzo medievale, palazzo che nel xv secolo era abitato da un mercante. Non un mercante qualunque ma Jan Van Brugghe, signore di Gruuthse, “il signore del gruut”, ovvero colui che riscuoteva la tassa sul gruut (o anche gruyt) avendone, tra l’altro, il monopolio. E che cos’era il gruyt? Si trattava di una mistura di spezie, frutta, erbe, piante secche, e quindi forse sarebbe meglio dire una miscela di “aromi”, che veniva usata in Belgio, ma non solo, per dare l’aroma alla birra prima della diffusione del luppolo. Il loro numero poteva essere anche piuttosto elevato e il loro “mix” dipendeva dalla zona in cui veniva “prodotto” e impiegato”. I libri parlano di ingredienti come ambra, lampone, pepe, finocchio, lavanda, anice, zafferano, cannella, genziana e chiodi di garofano (e probabilmente non li ho citati tutti). Fatto sta che città come Bruges stabilirono una vera e propria forma di tassazione, il “diritto di gruyt” che obbligava i birrai ad acquistare una quantità di gruyt proporzionale alla quantità di cereali che usavano. Lo scopo del gruyt? Regalare alla birra un gusto ben particolare e che fosse il più possibile persistente. Per coloro che ne detenevano il monopolio di produzione e distribuzione una bella intuizione di “business”.

[Gruuthuse Museum ingresso - Valentina Brambilla]

Non se la passava male, infatti, la famiglia Van Brugghe-van der Aa, i signori di Gruuthuse, tanto che ancora oggi si può ammirare, in quella che è diventata un museo, una pregevolissima collezione d’arte composta di una variegata collezione di sculture, pezzi d’arredamento, argenteria, oggetti in metallo, ceramiche, meravigliosi arazzi e tessuti. Ma il Gruuthuse Museum di Bruges ha anche un’importante quantità di oggetti che mostrano la vita quotidiana tra il Quattrocento e l’Ottocento, assumendo quindi anche un’importante valenza culturale e, soprattutto, ci dà lo spunto per ricordare che la birra così come la conosciamo oggi è il processo di una lunga evoluzione. Ingredienti come il luppolo che oggi diamo per scontati in realtà per lungo tempo non comparivano nelle ricette dei birrai. Varcare la soglia del palazzo Gruuthuse regala una bella emozione, sembra di tornare indietro, di colpo, di qualche secolo, ma pensando a come poteva essere la birra di allora sono stata ben contenta di trovarmi nel presente e di avere a disposizione una grande quantità di luoghi (a Bruges solo di pub e bar se ne contano poco meno di 100) dove bere una birra “moderna”. 

Testo a cura di Valentina Brambilla