Birra, musica e progetti: incontriamo Luigi de I Distratti

Luigi è un vulcano, un concentrato d’idee e progetti pensati, realizzati e in corso. Dopo aver studiato economia e aver lavorato per tanti anni come consulente in una grande agenzia ha deciso di fermarsi e ricominciare da zero. Ha scommesso sulla sua passione, ha pianificato i suoi sogni e pian piano si è fatto strada nell’organizzazione degli eventi musicali a Milano. Oggi fa parte de I Distratti e spesso lo potete ritrovare nel dietro le quinte dei più importanti Festival del capoluogo lombardo.

 

Ciao Luigi, sappiamo che sei reduce dal Diz Festival, ci racconti chi sei, chi sono i Distratti e com’è andata l’esperienza di questo importante appuntamento musicale?

 

Ciao, prima di tutto sì, sono sopravvissuto al Diz festival. Io sono metà musico metà consulente: provo a mettere insieme numeri e creatività per progettare eventi culturali. I Distratti, di cui ho l’onore di fare parte e con cui collaboro, è formalmente un’associazione culturale. In realtà sono soprattutto 4 amici che amano come me la musica dal vivo, convinti che la bellezza delle città stia anche nella capacità di promuovere aggregazione e socialità. A tre anni dal primo concerto, dopo aver fatto suonare circa 400 band in ogni luogo della città, abbiamo realizzato il nostro piccolo grande sogno: un festival dal respiro internazionale, come a Milano, da tempo, non se ne vedevano. 3 giorni, 35 tra band ed artisti, musica e teatro che si sono alternati dal 3 al 5 luglio sui 2 palchi della Fabbrica del Vapore, luogo affascinante nel centro di Milano. É andata bene, il pubblico ha risposto positivamente, entusiasmato dalla varietà di proposte musicali che siamo riusciti, non senza la giusta fatica, a portare in città, alcune delle quali per la prima volta (come i francesi Talisco e l’americano Benjamin Booker)

 

La musica è una costante della tua vita lavorativa e non, c’è un cantante con cui ti piacerebbe o ti sarebbe piaciuto condividere una buona birra?

 

Del presente o del passato?

Dei “viventi” mi incuriosisce molto (anzi lo amo alla follia) Eddie Vedder. con lo sguardo rivolto al passato sicuramente Jeff Buckley e Kurt Cobain.

 

Qual è il momento della giornata che ritieni ideale per condividere una birra con gli amici più cari?

 

A chiusura della giornata di lavoro, magari all’aperto. Ed è la birra che preferisco. Perché è il momento della decompressione, defatigante, lo scambio di parole che non sanno di lavoro ma di altro.

 

Birra e cucina, una coppia ormai consolidata. Ci sono dei piatti che ti piace preparare o gustare in abbinamento?

 

La classica pizza, gli hamburger e ultimamente la bevo per accompagnare della carne rossa.

 

C’è un traguardo, in particolare, che ti auguri di raggiungere in futuro o un obiettivo che ti sei prefissato da tempo?

 

Non amo, in generale, guardare troppo in là. Il festival era un traguardo ed un obiettivo prefissato da tempo, oggi la sfida è realizzare la seconda edizione, organizzandola sorseggiando una buona birra.

 

Testo a cura di Francesca D'Agnano