Birra e cinema italiano

[Immagine tratta da "Totò Sceicco"]

La birra entra di diritto tra i protagonisti del cinema italiano a partire dal secondo dopoguerra, in una commedia resa celebre dall’irresistibile Totò, fino ad arrivare ai giorni nostri grazie alla delicata pellicola di D’Alatri con Fabio Volo protagonista.

“Birra e salsicce” e quella faccia tutta napoletana con le labbra in fuori a mimare un irresistibile aumma aumma. Eh sì, uno dei primi in Italia a portare la birra sui grandi schermi fu proprio il Principe Antonio De Curtis per tutti l’immenso Totò. Nella pellicola Totò Sceicco, datata 1950, l’accoppiata culinaria birra e salsicce assomiglia alla parola d’ordine usata dagli arruolandi per entrare in contatto con dei fantomatici capi della Legione Straniera. Da qui tutta una serie di equivoci da locanda che portano l’attore napoletano a ordinare, e quindi consumare, pinte e pinte di birra prima di raggiungere il suo scopo. Altra commedia all’italiana, altra scena a base di birra e salsicce. I soggetti questa volta sono gli spaccatutto Bud Spencer e Terence Hill che, dopo aver escluso il braccio di ferro e il gioco delle carte per dirimere la questione, in Altrimenti ci Arrabbiamo (1974) si giocano la mitica Dune Buggy, appunto, a birra e salsicce. Capita anche che birra e birrerie facciano da sfondo a storie drammatiche. E’ il caso del film La Ragazza con la Pistola (1969), capolavoro di Mario Monicelli. Qui i protagonisti, Monica Vitti e Carlo Giuffrè si cercano e si sfuggono in fumosi pub che hanno casa tra la scozzese Edimburgo, Bath, Sheffield e una Londra da poco riscopertasi Swinging. Nel più recente La Febbre, lungometraggio firmato da Alessandro D’Alatri nel 2005, il trentenne Mario Bettini, interpretato da un giovane Fabio Volo, associa le sue pulsioni e la sua voglia di fuga all’apertura di un locale. La passione per la birra qui rasenta l’ossessione e a risolvere il tutto, tra parole amare e una media chiara bevuta in compagnia, arriva in sogno nientemeno che il Presidente della Repubblica italiana interpretato dal mai dimenticato Arnoldo Foà.
 
Testo a cura di Alberto Traversi