Birra e luoghi comuni

La birra è una delle bevande prodotte dall'uomo più antiche e amate. Tuttavia, ancora oggi, esistono sul suo conto veri e propri pregiudizi. Di seguito, ne sfatiamo i più comuni:

 

1.        La birra doppio malto indica una birra con maggiore quantità di malto usata in produzione o una birra di gradazione alcolica superiore alla normale.

Falso.

L’indicazione “doppio malto” è di tipo legale: identifica una specifica categoria di birra in base alla concentrazione di zucchero nel mosto, detta grado Plato (indica precisamente i grammi di zucchero per 100 grammi di soluzione), e alle condizioni di fermentazione. Dunque non c’entra la quantità di malto usata in produzione. Esiste invece una correlazione tra il Plato e il grado alcolico secondo la quale la doppio malto supera i 14,5 °P e avrà quindi quantità di alcol superiore al 3,5 %. Poiché però anche la birra normale (>10,5 °P) e quella speciale (>12,5°P) hanno una gradazione alcolica superiore al 3,5 % è scorretto dire che la doppio malto supera necessariamente la normale in alcol.

 

2.        Le birre scure sono più amare delle chiare e contengono più alcol.

Falso.

Le birre scure tipo Stout, di colore quasi nero, solo in alcune occasioni si rivelano più amare delle chiare: una birra Pils, ad esempio, di colore giallo paglierino ha un gusto secco e un amaro rilevante. Per quanto riguarda la gradazione alcolica le scure si assestano tra il 4-5 %  mentre una chiara Ale può superare il 6%.

 

3.        Le birre molto luppolate sono molto amare.

Falso.

Ci sono molte varietà di luppolo e non tutte conferiscono l’amaro come tratto distintivo. La varietà Saaz ad esempio, che caratterizza lo stile Pilsner, apporta più elementi aromatizzanti che amari. Inoltre il gusto peculiare di una birra non è dato dalla quantità di luppoli in ricetta ma dalla loro selezione.

 

4.        Le birre amare sono difficili da bere.

Falso

Prescindendo dal gusto personale di ciascuno, l’amaro è una sensazione gustativa che “pulisce” il palato dopo ogni sorso che prepara le papille calciformi (quelle disposte a V sulla lingua, verso l’epiglottide) alla successiva degustazione, facilitandola.

 

5.        L’abbinamento birra e pizza è scontato.

Falso.

È vero invece che ogni pizza vuole la “sua” birra. È buona norma infatti non coprire i sapori del cibo con quelli della bevanda e viceversa (date un’occhiata qui).

Ecco alcuni esempi di birre che si sposano perfettamente con una particolare tipologia di pizza:

-          a pizze più “semplici” (es. margherita) abbineremo birre non troppo forti e poco alcoliche come le Lager;  

-          a pizze dal sapore più strutturato (es. pizza ai funghi o al tonno) cercheremo di accostare, secondo affinità, birre dotate di un buon corpo, discreta gradazione alcolica e profumi intensi, come alcune Doppio Malto;

-          in abbinamento a pizze condite con ingredienti più “rustici” e importanti, come gorgonzola o speck, è meglio preferire birre di tipo Ale.