Export a tutta birra

Le esportazioni sono cresciute, nel 2014, del 3,5% rispetto all’anno precedente, arrivando a quota 2 milioni di ettolitri. La bevanda made in Italy piace soprattutto in Gran Bretagna, ma anche in Paesi dove la cultura della birra è fortemente radicata come Germania e Olanda

“Il soldato tedesco ha stupito il mondo, ma il soldato italiano ha stupito il soldato tedesco”, diceva il feldmaresciallo Erwin Rommel, la “volpe del deserto”. E lo stesso succede con la birra: quella italiana è infatti sempre più apprezzata nel mondo, tanto che le esportazioni della bevanda sono cresciute, nel 2014, del 3,5% rispetto all’anno precedente, arrivando a poco meno di 2 milioni di ettolitri. Che vengono bevuti soprattutto in Europa (dove finiscono 1,67 milioni di ettolitri, il 7,2% del totale, con un aumento dell’8% rispetto all’anno precedente). La birra italiana, secondo la “Guida dell’Export” (realizzata da Assobirra per le 650 aziende birrarie d’Italia e presentata a Expo), piace soprattutto in Gran Bretagna, destinataria di oltre 1 milione di ettolitri di export, ma anche in altri Paesi dove la cultura della birra è fortemente radicata, come Olanda (115mila ettolitri) e Germania (33mila), senza dimenticare i “cugini” d’Oltralpe: in Francia arrivano 90mila ettolitri di bevanda italiana. Fuori dai confini europei, invece, la birra made in Italy piace soprattutto negli Stati Uniti (162mila ettolitri esportati) e in Australia (oltre 40mila).

Se la birra tricolore va forte fuori dai confini nazionali, però, non succede lo stesso nel mercato interno: l’importazione di birre estere vale infatti tre volte l’export, ed è arrivato a 6,2 milioni di ettolitri, in leggero calo rispetto al 2013 (-0,2%) ma con un discreto aumento rispetto al 2012 (+0,8%). Colpa, secondo il direttore di AssoBirra Filippo Terzaghi, “dell’eccessiva pressione fiscale, con le accise cresciute del 30% in 15 mesi”. L’eccessiva tassazione, secondo l’associazione ha spostato i consumi interni verso prodotti a basso prezzo “attirando così le importazioni da altri Paesi comunitari i quali, grazie al principio del mutuo riconoscimento, hanno vantaggi competitivi in termini di pressione fiscale ridotta rispetto ai prodotti nazionali”.

Testo a cura di Gaetano Belloni

[Photo credits: AssoBirra]