I dieci anni che hanno cambiato la birra

Nell’ultimo decennio il settore birraio ha colmato un vuoto informativo e culturale, rilanciando un prodotto oggi protagonista sulla tavola degli italiani. A casa, così come al ristorante. Un percorso di rinascita basato sui valori e sulla qualità organolettica di una bevanda che, come il vino, offre una molteplicità di sapori, aromi e sensazioni

La cultura della birra nell’ultimo decennio ha conosciuto dei profondi cambiamenti. Una sorta di rivoluzione culturale e graduale che ha mutato il ruolo stesso dell’intera categoria nelle abitudini di consumo dei beer lover italiani. Grazie allo sforzo dei produttori e dell’Associazione di categoria la stessa idea di prodotto è cambiata, recuperando i suoi valori e, in un certo senso, la sua dignità smarrita, fino a sfilacciarsi da quel contesto che la relegava erroneamente a bevanda indifferenziata, solo ‘chiara’, da bere in estate e in abbinamento alla pizza. Dimenticando tutto il resto.

Marketing e comunicazione hanno quindi contribuito a una rinascita, così come il crescente numero di birrifici che ha favorito un’offerta sempre più dettagliata e segmentata. Si sono moltiplicati i luoghi di consumo. In questo processo basti pensare che, solo fino a qualche anno fa, trovare una carta birra all’interno di un ristorante era arduo e, per certi versi, considerato da alcuni addirittura fuori luogo.

Ad analizzare il tema è intervenuto Alfredo Pratolongo, Direttore della comunicazione di HEINEKEN Italia, in occasione della presentazione del libro ‘Il vino, istruzioni per l’uso’ - progetto editoriale di Partesa ed edito da Cinquesensi, che raccoglie la storia del nettare di Bacco, il suo sviluppo, le sue eccellenze e una visione sul futuro. Nella sezione ‘Arte del bere’ anche una digressione dedicata alla bevanda al luppolo. Cosa motiva la presenza della birra in un manuale sul libro? La risposta la fornisce lo stesso Pratolongo. «Vino e birra non sono antagonisti, ma tra loro esiste una sana concorrenza e l’uno ha spronato l’altro. Accorgendoci, infatti, dello sviluppo culturale vinicolo, una decina di anni fa ci siamo detti che fosse arrivato il tempo di fare lo stesso con quello birraio. L’incipit è stato recuperare una serie di valori e sfatare alcuni luoghi comuni. C’era da insegnare una storia, una tradizione, una terminologia e far conoscere una ricca gamma di tipologie diverse tra loro per provenienza, gradazione alcolica, lavorazione e ritualità. La birra è eclettica, democratica, non si prende troppo sul serio rimanendo se stessa. Non intende scimmiottare il vino, diventandone complementare nella cultura del bere in Italia».

Si è quindi deciso di creare una piattaforma dedicata alla birra, I Love Beer, intesa come progetto di formazione rivolto, in un prima fase, agli operatori, andando a riunire tutto il know how aziendale con l’obiettivo di insegnare ai punti di consumo i principi per un servizio perfetto e promuovendo un modello di consumo più evoluto. Dalla formazione si è passati alla formazione. Il progetto ILoveBeer è diventato anche un sito: un raccoglitore digitale di informazioni anche per il consumatore finale. Parallelamente si è scelto di focalizzare l’attenzione su Birra Moretti, prodotto italiano ‘popolare’ con oltre un secolo e mezzo di vita, avviando un percorso di sviluppo che, dalla tavola degli italiani, ha iniziato ad allargare il suo raggio di azione debuttando nel mondo della ristorazione, che per molti anni l’aveva ignorata. Il tutto grazie all’aiuto di molti Chef, convinti che la birra meritasse più rispetto e attenzione. «Abbiamo utilizzato l’ampia gamma di questa marca consentendole di abbinarsi alla ricca varietà della nostra cucina. E, in occasione di Expo, con una sequenza di importanti iniziative targate Birra Moretti, abbiamo presentato i risultati di un cammino durato dieci anni».

Partendo, quindi, da questi due importanti asset, la birra è uscita allo scoperto, ha colmato quel vuoto informativo che per lungo tempo non l’ha valorizzata. C’è molto ancora da fare, ma la presenza di un contributo sulla birra in un libro dedicato al vino, la dice lunga sulla corretta direzione intrapresa in questi anni.

 

Testo a cura di Gaetano Belloni