LA DESTAGIONALIZZAZIONE DELLA BIRRA

Partiamo da una premessa: la birra è la bevanda estiva per antonomasia e parlarne quando gli italiani non sono al mare pare non avere senso. Storia banale, se vogliamo, ma immutabile. Sono i mesi che vanno da Giugno a Settembre a segnare un’impennata delle vendite di birra, tale da superare la metà dei volumi che si fanno durante tutto il resto dell’anno. Questo secondo i dati di Assobirra e questo sempre che il meteo protegga produttori, venditori e publicans dalla pioggia e dai cali improvvisi della colonnina di mercurio.

 

Lo scenario è tale che la battaglia per la destagionalizzazione (ovvero per incentivare il consumo della birra prima e dopo l’estate) diventa fondamentale. In tempi recenti è stata condotta con successo una battaglia simile dai produttori di Metodo Classico, afflitti dalla sindrome del “botto di Natale”, il breve periodo dell’anno in cui la maggioranza degli italiani era convinta che per festeggiare non ci fosse nulla di meglio di un Franciacorta o Trento Doc. Per la birra la situazione non sembra essere differente: perché si dovrebbe bere birra solo in estate quando esistono birre straordinarie che risultano perfette anche durante i mesi più freddi? Gli esempi non mancano: dalle strong lager ai barley wine, dalle scotch ale a tutte quelle birre che, per gradazione alcolica, aromi e gusto non hanno molto a che vedere con spiagge, mare e bagnini.

 

La birra andrebbe bevuta, con moderazione e responsabilità durante tutto l’anno. Questa tesi può essere sostenuta da diverse ragioni. La prima è che “La birra non esiste. Esistono le birre”; verità lapalissiana ma che si tende a ignorare. È doveroso un esempio didattico: in Gran Bretagna la normale gradazione alcolica delle birre da pub spesso non supera nemmeno i 4°. Sempre in Gran Bretagna però si producono birre, i barley wine, che di gradi ne fanno almeno 10°. Ora, è mai possibile che l’approccio, le quantità consumate e le modalità di consumo possano essere le stesse? Certamente no e mentre la pinta da meno di 4% vol è consumata in allegria, e ripetutamente, in una qualunque serata al bancone, il barley wine è degustato e sorseggiato, in dosi misurate e preferibilmente in autunno o in inverno.

 

La stessa Assobirra si è accorta dell’importanza di questa battaglia, annunciando, in un comunicato stampa di qualche anno fa, che le birre possono essere abbinate ai piatti delle tradizioni natalizie e, aggiungiamo noi, che il loro consumo potrebbe rivestire innanzitutto una piacevole e sorprendente novità in termini di abbinamento rispetto ai più tradizionali vini. Il momento ideale per sorseggiare una buona birra è quello che sceglie ognuno di noi, in estate come in inverno, con la birra più adatta.

 

Se siete a corto d’idee vi suggeriamo una birra, intesa come tipologia, per ogni mese dell’anno, augurandoci di aiutarvi a trovare quella perfetta per ogni occasione.

 

A Gennaio iniziate con una bock; a Febbraio passate a una India Pale Ale; a Marzo per omaggiare San Patrizio concedetevi una stout; ad Aprile con il risveglio della primavera non c’è niente di meglio di una saison belga; a Maggio un lambic o una gueuze; a Giugno i primi caldi vi porteranno a scegliere una lager chiara, mentre a Luglio si va di pils e ad Agosto, sotto il sole, rinfrescatevi con una blanche. A Settembre poi può essere il momento per una birra d’abbazia o una trappista, a Ottobre, se non trovate una birra alla zucca (pumpkin ale) per festeggiare Halloween, accontentatevi di una weizen bavarese. Con il freddo che si fa più intenso optate a Novembre per una scotch ale ritemprante o una luppolatissima Double Ipa. E, infine, a Dicembre festeggiate con un barley wine mentre a Capodanno potrete “fare il botto” con una birra “Champagne”.