Goethe, un romantico beerlover

 

“Una birra forte, un tabacco profumato e una donna, questo è piacere“: questo aforisma porta la firma del più grande rappresentante del romanticismo europeo, Johann Wolfgang von Goethe, poeta, scrittore e drammaturgo.

George Eliot lo definì “uno dei più grandi letterati tedeschi e l’ultimo uomo universale a camminare sulla terra”, ricordandolo per opere come I dolori del giovane Werther, Le affinità elettive e le Novelle. Pochi però sanno che Goethe fu anche un beerlover.

Il suo epistolario può essere considerato come una sorta di quaderno di appunti delle birre tedesche. Numerose sono le lettere in cui Goethe discute con gli amici sulle qualità delle birre prodotte in Germania. Da alcune con il filosofo Lessing si scoprono i gusti dello scrittore: detestava la birra di Lipsia,  mentre la sua preferita era quella di Francoforte dall’aroma mite.

Si deve a Goethe e al giro d’intellettuali dell’epoca l’introduzione di neologismi per definire due differenti birre galanti (cosi chiamava le birre dal sapore dolce): la prima è la “bavaroise”, una birra bavarese che veniva bevuta calda e in tazzina (dunque nessun tipico boccale) a un prezzo “eccessivo anche per la migliore birra tedesca”. L’altra, invece, era una birra belga a fermentazione spontanea che si serviva con una fetta di limone, chiamata “gose“.

 “Conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica vera”, sono questi i versi che rendono l’intuizione inequivocabile.