Il lungo iter per diventare beer sommelier

Dal 2009 anche in Italia, grazie alla Doemens Academy tedesca, è possibile conseguire il certificato di sommelier della birra. Un percorso impegnativo: dopo due settimane di formazione, si è sottoposti a un duro test finale che, se superato, permette anche di partecipare al campionato del mondo. Vinto quest’anno da un italiano.

Fino a qualche anno fa la parola sommelier era associata quasi esclusivamente al Nettare di Bacco. Oggi la situazione è cambiata e molte bevande possono contare sul proprio esperto. Tra queste non poteva mancare quella ottenuta dal luppolo, per tanti anni rimasta vedova di suoi rappresentanti pronti a impartire le corrette direttive ai clienti dei ristoranti. A colmare il gap ci hanno pensato i tedeschi e, più precisamente, i membri della Doemens Academy, istituto che, dal 1965, si occupa della formazione dei mastro birrai con lo scopo di istruire tutti gli amanti della birra e facilitarli nella ricerca di un impiego nel settore. L’evoluzione dell’Accademia si è poi ampliata e nel suo prosieguo, a partire dal 2004, è diventato l’unico ente a livello internazionale ad attribuire ufficialmente il certificato di ‘beer sommelier’. E dal 2009 la possibilità di conseguire l’attestato è stata introdotta anche in Italia.

Per chi volesse raggiungere questo obiettivo, l’iter prevede la partecipazione a un intenso e approfondito corso della durata di due settimane. Nei primi sette giorni i candidati (un massimo di 15) partecipano a incontri che si tengono a Gräfelfing, località bavarese dove ha sede Doemens, a una decina di chilometri da Monaco, durante i quali si insegna la storia della birra, la sua produzione e le regole per una degustazione professionale. Terminata la prima fase didattica, si accede alla seconda, anche in questo caso particolarmente impegnativa e che, nel caso italiano, si tiene a Santarcangelo di Romagna. In questa occasione, l’insegnamento si concentra sulle dinamiche commerciali e professionali, con focus sulla ristorazione, andando poi a toccare tematiche di marketing e quelle relative al connubio birra/food. Completato questo duplice passaggio, non rimane che affrontare l’esame finale. Il candidato viene, quindi, sottoposto a una serie di test, valutato da una giuria internazionale composta da esperti del settore birrario. Si comincia con la prova scritta che consiste nel redigere la realizzazione di un singolo piatto a base di birra e di un intero menu, spiegando le particolarità organolettiche alla base di ogni singolo abbinamento scelto. Successivamente il percorso si sposta in ambito sensoriale, per capire se il candidato sia davvero in grado di identificare le componenti di gusto di una varietà di birre. Superati questi esami di prima fascia, il futuro sommelier birrario deve affrontare il test orale che prevede di rispondere a una serie di domande riguardanti l’utilizzo della birra in ambito gastronomico, a cui segue, come ultimo step per aggiudicarsi l’ambito diploma, un nuovo appuntamento scritto, basato questa volta su un argomento scelto dalla giuria.

Il prossimo corso è previsto dal 14 al 19 marzo a Gräfelfing, mentre per i partecipanti italiani, l’appuntamento si terrà sempre a Santarcangelo di Romagna dal 18 al 23 aprile.

Una volta ottenuto il certificato di sommelier, è possibile concorrere al campionato mondiale organizzato dalla stessa Doemens e giunto nel 2015 alla sua quarta edizione. Nota tricolore, ad aggiudicarsi quest’anno il titolo della competizione che si è svolta la scorsa estate a San Paolo in Brasile, è stato il bergamasco Simonmattia Riva.

 

Testo a cura di Gaetano Belloni