Il santo della birra

Sant’Arnolfo di Metz è conosciuto per il “miracolo del boccale di birra”, dal quale si dissetarono oltre 5mila persone. Un altro vescovo con lo stesso nome, sant’Arnolfo di Soissons, è invece il patrono dei raccoglitori di luppolo e dei birrai belgi

Anche la birra ha un suo santo patrono: è sant’Arnolfo di Metz, vescovo francese del VII secolo conosciuto anche con i nomi di Arnoldo o di Arnoul, la cui festa si celebra il 18 luglio. Nominato vescovo nel 612 nonostante non fosse nemmeno sacerdote e avesse moglie e figli, dopo la morte di Teodorico II fu a capo della rivolta dell’aristocrazia e del clero d’Austrasia (il più potente dei quattro ducati principali dei franchi al tempo dei re merovingi) che pose sul trono Dagoberto. Nel 627 si ritirò in un eremo in Lorena, morendo nel 641 in fama di santità.

La sua nomina a protettore dei produttori di birra si deve a una leggenda relative alle sue reliquie: il 18 luglio 642 Goerico, nipote di Arnolfo e suo successore quale vescovo di Metz, ordinò che i resti del predecessore fossero traslati dall’abbazia nella quale era morto fino a Metz. La processione, alla quale partecipavano almeno 5000 uomini oltre a donne e bambini, si svolse in un clima torrido, tanto che a un certo punto il vescovo ordinò una sosta nel paesello di Champignuelles per consentire ai fedeli di ristorarsi. Nell’unica osteria presente era rimasto un solo bicchiere di birra: eppure da quell’unico boccale riuscirono miracolosamente a bere e a dissetarsi tutti i partecipanti alla processione.

Un altro santo dallo stesso nome, Arnolfo (o Arnoldo) di Soissons, è invece il protettore dei raccoglitori di luppolo e dei birrai del Belgio: la sua festa cade il 14 agosto. Soldato di carriera, dopo la conversione divenne monaco benedettino, quindi abate e infine, nonostante avesse invano cercato di rifiutare la nomina, vescovo di Soissons. Dopo essere stato deposto dalla carica vescovile, fondò l’Abbazia di San Pietro in Oudenburg, dove iniziò a produrre birra che, per suo ordine, veniva distribuita ai popolani poiché, essendo la bevanda bollita durante il processo di fermentazione, non conteneva i germi presenti invece nell’acqua. Pare che uno dei suoi detti più famosi fosse “dal lavoro dell’uomo e dall’amore di Dio, la birra è venuta al mondo”. Il santo viene solitamente raffigurato in abiti vescovili con in mano un pala per mescolare la birra oppure con una bottiglia ai piedi.

 

Testo a cura di Gaetano Belloni