Luppolo, non è questione di numeri

Il luppolo è uno degli ingredienti fondamentali (obbligatori in Italia) per preparare la birra. Ne esistono decine di varietà diverse e ci sono birrifici che preferiscono sceglierne uno soltanto o utilizzarne tre, quattro o addirittura dieci. Non è importante il numero dei luppoli opzionati.

Da quando Guglielmo IV, duca di Baviera, emanò il suo famoso Editto della Purezza nel 1516 il luppolo, o per essere più precisi quelle resine contenute nei fiori femminili di questa pianta rampicante, dilagarono in tutta l’Europa continentale. Gli inglesi, da sospettosi isolazionisti, resistettero ancora più di un secolo prima di soccombere all’invasione delle nuove birre in arrivo dall’Olanda e dalla Germania. Si resero conto che potevano produrre anche loro luppoli di eccelsa qualità, in luoghi come le verdi campagne a sud est di Londra. La storia appare suggestiva, ma ha dato origine a un luogo comune piuttosto difficile da sfatare per i consumatori: il luppolo non è uno solo, ma come per le diverse uve con cui si producono vini differenti, ne esistono decine di varietà, tutte con proprietà specifiche e in grado di dare vita a birre uniche.

I birrai sanno benissimo che possono usare luppoli da amaro e luppoli da aroma, impiegando i primi nella fase della bollitura e i secondi verso la fase conclusiva del processo di produzione. Non solo: possono usarne diversi tipi da amaro e diversi tipi da aroma. È un gioco dove istinto ed esperienza si fondono per dare vita a bouquet straordinari e spesso unici. La Alchemy Ale del produttore americano Widmer Brothers, importato da Dibevit Import, è un classico esempio di mix indovinato di luppoli diversi. Mix che è diventato la “firma” gelosamente custodita di questa birra.

Fortunatamente nomi come Hallertau, Saaz, Tettnang, Fuggle, Cascade, Citra, Sorachi Ace, stanno entrando nel bagaglio culturale del beerlover. Ma bisogna fare attenzione: non è tanto il numero di luppoli che conta, ma quali luppoli si usano. Ci sono birrai che ne impiegano addirittura dieci e birrai che producono una birra “monoluppolo”. Entrambe possono essere grandi birre, ma ciò dipende unicamente dalla varietà e dalla sapienza del produttore.