Una chitarra, tante canzoni e una birra da sorseggiare con Vincenzo Maggiore

Incontriamo un giovane cantautore che dall’Alto Salento si sta facendo pian piano conoscere in tutta Italia e non solo, tanto entusiasmo e determinazione per riuscire a ritagliarsi uno spazio nel complicato mondo della musica. Lui è Vincenzo Maggiore, trent’anni di cui più della metà trascorsi con una chitarra tra le mani e tante emozioni da esprimere attraverso le note e le parole delle sue canzoni. Una storia di intraprendenza e passione.

Ciao Vincenzo, inizierei subito con le presentazioni: sei un giovane cantautore pugliese con grandi occhi azzurri e un animo gentile. Ci piacerebbe raccontassi qual è stato il percorso intrapreso per realizzare il sogno di sempre, quello di suonare e cantare davanti ad un pubblico che ti segue con passione.

Ho iniziato a suonare la chitarra quasi per gioco da adolescente. Inizialmente non mi sono applicato più di tanto, lo ammetto. La chitarra ha sempre rappresentato uno strumento per accompagnarmi mentre cantavo e, in un secondo momento, per dare forma alle mie canzoni. Cruciale è stata la prima vera esperienza di gruppo, le Prove a distanza. Non sarò mai troppo grato a Francesco Bellanova, Ivano Saponaro e Angelo Cito che hanno condiviso con me quella storia e, soprattutto, hanno avuto molta pazienza. Quando iniziammo a suonare insieme, circa tredici anni fa, ero davvero un novello. Quella band suonava principalmente cover, ma nel 2008 arrivò anche una demo di cinque inediti. Ne faceva parte il brano “Che inverno sarà” che tutt’ora suono ai concerti e che fa parte del mio primo disco. Dopo le Prove a distanza mi è risultato difficile ritrovare una vera dimensione di gruppo. É da allora che ho iniziato a pensare da “solista”.

“Via di Fuga” è il tuo primo album e nasce dall’aiuto dei tantissimi amici, fan e colleghi che con calore ti hanno sostenuto. Prima dell’edizione integrale c’è stata quella pubblicata grazie al crowdfundig che conta alcuni brani in meno. Qual è il tuo personalissimo bilancio al termine di questa esperienza?

Direi positiva. Posso considerarmi un precursore del crowdfunding, almeno rispetto a molti colleghi che dopo di me hanno provato esperienze simili. Quando inaugurai il progetto, poco meno di tre anni fa, non tutti compresero il valore di quella esperienza. Qualcuno si espresse anche negativamente in merito, ma la cosa importante per me è essere riuscito a raggiungere l’obiettivo che mi ero prefissato. Scoprì ben presto l’esistenza di un pubblico attento che, a prescindere dal valore artistico di un prodotto, mostrava interesse nei confronti di un giovane artista a cui di certo non è mancato lo spirito d’iniziativa. Certo, qualche errore l’ho commesso, ma va bene così.

Se dovessi invitare a bere una birra due cantautori italiani chi sceglieresti e perché?

L’elenco sarebbe lungo in realtà. Se proprio devo scegliere, in questo momento, mi piacerebbe bere una birra con Caparezza e con Pippo Pollina. Il primo perché, dal mio punto di vista, è un vero innovatore della musica italiana; il secondo perché è praticamente sconosciuto in Italia, ma fa sold out nei teatri di mezza Europa. Ho avuto la fortuna di vederlo all’opera a San Vito dei Normanni (Brindisi). Eravamo in trenta. Un concerto fantastico”.

Sappiamo che hai sempre lavorato con le parole, sei un narratore naturale; se dovessi immaginare di scrivere il tuo prossimo brano in un luogo ideale, quale sarebbe?

Non c’è un unico luogo. Di certo mi piacerebbe suonare per un periodo come artista di strada nelle principali città del Nord Europa, incontrare persone nuove e avere nuovi stimoli. Sono convinto che all’estero ci sia più rispetto per la figura del musicista, a prescindere dal livello e dalla notorietà.

Torniamo nella tua bellissima terra prima di salutarci. Su quale spiaggia consiglieresti di sorseggiare una birra fresca durante una notte d’estate?

Mi piacerebbe suonare all’estero con la certezza di tornare a casa. Per questo motivo, se devo scegliere una spiaggia, dico lido Pantanagianni (marina di Carovigno in provincia di Brindisi), il luogo in cui trascorro da sempre le mie estati; il luogo in cui sono cresciuto e a cui associo i ricordi più belli della mia infanzia e adolescenza.

 

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Testo a cura di Francesca D'Agnano