In Islanda Thor si festeggia… con la birra (e che birra!)

Prodotta in Islanda per la festività di Thorri, dedicata al dio del tuono, è aromatizzata con ingredienti del tutto particolari

In Islanda si produce una birra decisamente strana: spillata solo in occasione di Thorri (che anticamente era il quarto mese della stagione invernale, e ora viene identificato con il periodo che va da metà gennaio a metà febbraio), viene prodotta secondo una ricetta del tutto particolare. Che prevede che la bevanda sia aromatizzata con testicoli di balenottera comune affumicati al fuoco nel modo “tradizionale”: con sterco di pecora utilizzato come combustibile, per via della limitata disponibilità di alberi nella “terra del ghiaccio e del fuoco”.

A produrre questa birra, chiamata Hvalur 2 (la precedente, la Hvalur 1, era aromatizzata con carne di balena) è il birrificio Stedji, il cui fondatore, Dagbjartur Ariliusson, spiega che i testicoli vengono trattati secondo una ricetta di antica tradizione islandese, salandoli e poi affumicandoli. Successivamente, per ogni ciclo di produzione viene utilizzato un intero testicolo, e infine la birra ottenuta viene filtrata e pastorizzata. E alle critiche di animalisti e ambientalisti risponde pacato che le balenottere non sono una specie in via d’estinzione nel Nord Atlantico, e che l’Islanda ha una nota tradizione di pesca sostenibile e quote di caccia alla balena.

Tornando alla birra, si tratta, sottolinea Ariliusson in un’intervista al magazine “Draft”, di una bevanda creata “per celebrare la tradizione culinaria islandese durante la festa di Thorri”, dedicata al dio del tuono, Thor. Anticamente, proprio in occasione di questa festa, le popolazioni islandesi producevano una birra speciale i cui ingredienti comprendevano grasso di balena, testicoli di ariete e squalo fermentato (un piatto tipico della cucina dell’isola nordica). E la tradizione è stata ripresa anche in tempi più recenti, con la produzione di birre quantomeno bizzarre per alzare i boccali in onore di Thor.

 

Testo a cura di Gaetano Belloni