Samba e birra, Rio si prepara ad accogliere i Giochi

Questa estate la città carioca sarà la capitale mondiale dello sport, ospitando le Olimpiadi. Un’occasione ghiotta per visitare un luogo denso di fascino e allegria, ma anche a prova…di beer lover

La prossima estate i riflettori di tutto il mondo si accenderanno su Rio de Janeiro. La megalopoli carioca diventerà il centro dell’universo sportivo, accogliendo, dal 5 al 21 agosto, la trentunesima edizione dei Giochi Olimpici. Lungo le strade della città, prese d’assalto dai numerosi turisti attesi, l’atmosfera sarà calda ed elettrizzante, in tutti i sensi. Spiagge, samba e irrefrenabile allegria, faranno da contorno all’evento e quando la colonnina di mercurio salirà ampiamente sopra i trenta gradi, nulla di meglio che rinfrescarsi il palato con una birra fresca, freschissima, ai limiti del ghiacciato, come piace alla stragrande maggioranza dei brasiliani. Un popolo che adora consumare ‘cerveja’, o la ‘chopp’, ossia birra (chiara o scura) non pastorizzata conservata in barile due settimane, per poi essere spillata entro e non oltre le successive 48 ore.

A Rio l’offerta di locali è ‘meravigliosa’, come viene chiamata la città carioca. C’è solo l’imbarazzo della scelta e l’offerta di lager & co è ampia e di qualità. Ogni quartiere ha i suoi ritrovi, spesso vecchi locali storici e birrerie rustiche e tradizionali. Prima sosta obbligata, quindi, al Delirium Cafè, nel cuore di Ipanema, locale pluripremiato dalle guide turistiche e riconoscibile dalla bandiera belga che sventola in cima al portone d’ingresso. Si tratta di un vero e proprio rifugio per amanti della birra che avranno a disposizione un menu completo di proposte sia locali, sia provenienti da 11 diversi paesi, con quelle belghe in prima fila. Unica nota dolente del posto: al bancone mancano proposte birrarie italiane, ma si spera che questo gap venga presto colmato. Semplice e minimalista nel suo arredamento, il Lapa Cafè, che si trova nell’omonimo quartiere di Lapa, gode di ottima reputazione birraria e, a ripetizione, organizza eventi vari: dalle degustazioni ai corsi che insegnano a spillare birra, fino a concerti di musica rock nel fine settimana. Sono, invece, i suoni indemoniati della samba quelli che animano l’Armazem Cardosa, birreria storica che, con il tempo, è diventata anche un apprezzato ristorante, nonché uno dei boteco più frequentati di Rio. Salendo verso la zona nord della città, è consigliata una visita al Bar do Adonis, fondato nel 1954 e riconosciuto per la sua ottima qualità di pinte, servite al tavolo rigorosamente ghiacciate, è utile ribadirlo ancora. Ideale per un aperitivo romantico è, invece, il Bar Urca, luogo incantevole che si affaccia sulla splendida baia oceanica di Guanabara. Dotato di comoda terrazza panoramica, il locale permette di osservare tramonti mozzafiato comodamente seduti ai tavolini, anche se molti avventori preferiscono rimanere al di fuori del locale accomodandosi sui muretti. In entrambi i casi, l’emozione del calar del sole si vive idealmente in dolce compagnia del proprio partner, ma soprattutto di una fresca birra accompagnata da qualche stuzzichino locale a base di pesce (empada di gamberi o bolinho di baccalà, alcuni dei piatti più noti). Atmosfera sentimentale anche al Bar do Horto, inaugurato da qualche mese e adiacente al Giardino Botanico di Rio de Janeiro, lontano dal trambusto turistico delle spiagge, perfetto per trascorrere una bella serata rilassante in un luogo tipicamente carioca, arricchito da una selezione di birre autoctone di alta gamma, ma con un’ampia beer list straniera. Non poteva, infine, mancare il classico pub all’inglese. Uno dei più famosi in città e con una rinomata offerta di pinte, è il Lord Jim, arredato in perfetto stile albionico, con tanto di cabina telefonica rossa al suo interno per chi non lo avesse capito. La serata del mercoledì è quella più affollata in settimana, dato che all’interno del pub va in scena la Quizz Night: un veloce domanda e risposta sul mondo della birra. Chi vince si aggiudica una bevuta gratuita al bancone.

Testo a cura di Gaetano Belloni